Come cambia la pianificazione territoriale con l’integrazione dell’archeologia preventiva

L’integrazione dell’archeologia preventiva nella pianificazione del territorio è una sfida affascinante e fondamentale per un futuro sostenibile e consapevole. 
Ma come si sta evolvendo questo campo e quali sono le visioni dei professionisti del settore?  


In questo articolo, esploriamo le opinioni di due esperti: Massimiliano Glarey, architetto pianificatore esperto nel settore dell’archeologia preventiva, e Irene Peiretti, giovane pianificatrice con un forte impegno verso la sostenibilità e la valorizzazione del territorio.  
Un’opportunità per scoprire come la pianificazione territoriale sta cambiando grazie all’interazione tra generazioni e discipline. 

1. Come ti sei avvicinato/a al campo della pianificazione territoriale?

 

MASSIMILIANO: Il mio interesse per la pianificazione territoriale è nato dal percorso come geometra, che ha alimentato la mia passione per geografia, topografia e cartografia. Il corso universitario in Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale ha unito tutte queste discipline, offrendomi una visione completa che abbraccia aspetti ambientali, economici e sociali. Le competenze acquisite come geometra sono state fondamentali per entrare nel campo della pianificazione, dove ho approfondito temi come la storia delle città, le dinamiche insediative e l’organizzazione degli spazi. L’esperienza nel settore dei beni culturali mi ha poi permesso di comprendere la connessione tra archeologia preventiva e pianificazione territoriale, applicando così le conoscenze universitarie in un ambito che inizialmente non avevo previsto. 

 

IRENENella fase di scelta della prosecuzione dei miei studi dopo le scuole superiori, ho cercato un percorso universitario che mettesse al centro la tutela e la valorizzazione del territorio e dell’ambiente, permettendomi di esplorare sia gli aspetti teorici che pratici della pianificazione.
La scoperta del corso di laurea in pianificazione territoriale mi ha subito attirata, poiché mi dava l’opportunità di contribuire in modo concreto alle decisioni relative alla gestione e miglioramento del territorio.
Quello che mi affascina di più è la possibilità di relazionarmi con diversi professionisti e acquisire la capacità di “leggere” il territorio in modo completo, sintetizzando informazioni provenienti da vari ambiti.

2. Come sei arrivato/a ad interessarti all’archeologia preventiva e quale aspetto di questo campo ti ha affascinato? Quali valori o obiettivi cercavi nel tuo percorso di studi, e come questi si sono evoluti nel tempo?

 

MASSIMILIANO: L’archeologia preventiva è un campo relativamente recente, che si è sviluppato in parallelo alla crescente attenzione sulla pianificazione territoriale e la costruzione di infrastrutture, le quali hanno un impatto significativo sul territorio. Questo legame stretto tra la protezione del patrimonio e lo sviluppo infrastrutturale è ciò che mi ha attratto, portandomi a esplorare come queste due dimensioni possano coesistere e integrarsi in modo sostenibile attraverso il mio percorso di studi. Quello che trovo affascinante è come, nel corso del tempo, le necessità insediative siano rimaste simili, anche se gli ambienti sono cambiati.
L’aspetto che mi appassiona è proprio come la storia del territorio, pur evolvendosi, ci racconti tanto su come le città e gli insediamenti si sono sviluppati.
Nel mio percorso di studi, l’obiettivo era quello di acquisire una visione complessa e multidisciplinare del territorio, che comprendesse non solo la geografia ma anche gli aspetti storici e urbanistici.
Con il tempo, ho compreso l’importanza di integrare tutti questi aspetti nella pianificazione territoriale in modo che si possa ottenere quante più informazioni possibili di un determinato territorio.

 

IRENE: Durante il mio percorso di studi, i miei valori e obiettivi si sono sempre orientati verso la valorizzazione territoriale.  
Nella mia breve esperienza professionale, concentrata prevalentemente nel settore delle energie rinnovabili, mi sono resa conto di quanto l’archeologia fosse cruciale per una gestione consapevole del territorio.  
Grazie a conoscenti e colleghi, ho approfondito il ruolo dell’archeologia preventiva, scoprendo quanto fosse utile non solo per tutelare il territorio, ma anche per indirizzare le scelte di gestione già nelle fasi iniziali di un progetto. Quello che mi affascina maggiormente è la possibilità di raccogliere dati che possano supportare lo sviluppo di infrastrutture, velocizzando i processi e proteggendo allo stesso tempo il patrimonio storico. 

Irene Peiretti - Pianificatrice territoriale

3. Archeologia, beni culturali e conoscenza storica del territorio: come possono essere integrati nella pianificazione territoriale?

 

MASSIMILIANO: In molte Regioni italiane, archeologia, beni culturali e pianificazione territoriale sono ancora trattati come ambiti separati.  
Tuttavia, se fossero analizzati in modo sistematico, potrebbero fornire dati essenziali per una pianificazione più efficace.  
Una maggiore integrazione di questi aspetti permetterebbe di definire strategie territoriali che tengano conto della storia e della cultura di un luogo, senza sacrificare lo sviluppo. È fondamentale che la pianificazione territoriale si apra maggiormente alla collaborazione tra diverse discipline, per affrontare le sfide moderne in modo completo. 

 

IRENE: Credo che l’archeologia, i beni culturali e la conoscenza storica del territorio siano essenziali per capire le motivazioni alla base dello sviluppo di un territorio.  
Conoscere la storia e i luoghi che sono stati abitati nel tempo è fondamentale per prendere decisioni informate e consapevoli per il futuro. Questo tipo di conoscenza ci aiuta a orientarci nelle scelte urbanistiche, rispettando e valorizzando la storia del luogo in cui interveniamo. 

4. Come vedi il ruolo del pianificatore nel settore archeologico?

 

MASSIMILIANO: Il ruolo del pianificatore nel settore archeologico è spesso sottovalutato.  
Si può pensare che l’archeologo sia l’unica professionalità da tenere in considerazione, ma in realtà, il pianificatore ha una visione complessiva del territorio e può raccogliere dati afferenti alle più disparate discipline.  
In questo modo può supportare l’archeologo fornendo una sintesi di tutte le informazioni riguardanti un dato territorio, in modo di supportarlo nella valutazione di come intervenire per tutelarlo

 

IRENE: Il pianificatore può giocare un ruolo fondamentale, fungendo da supporto per le altre figure professionali. Ha la capacità di raccogliere e comprendere diverse informazioni legate a un territorio, sia storiche che urbanistiche, e può anche occuparsi della predisposizione della documentazione richiesta dagli enti. Con l’uso di software avanzati, il pianificatore può fornire informazioni contestuali che aiutano gli archeologi nelle fasi di indagine e supportare anche la digitalizzazione delle informazioni.

5. Quanto è importante la collaborazione tra professionisti per una gestione consapevole del territorio?

 

MASSIMILIANO: La collaborazione tra le varie professionalità è cruciale. Ogni professionista ha una visione e competenze specifiche che, se condivise, possono semplificare e ottimizzare la gestione del territorio.  
Il rischio di isolare ciascun settore è che il processo decisionale diventi più complesso: il pianificatore è quel professionista in grado di confrontarsi con tutte le figure professionali e fare da ponte tra le diverse discipline. La sinergia è essenziale per una gestione territoriale efficace e sostenibile.

 

IRENE: La collaborazione tra queste tre figure professionali è essenziale. L’archeologo può fornire informazioni cruciali sul passato e sull’utilizzo storico di un luogo, il pianificatore offre una lettura attuale del territorio e delle dinamiche in corso, mentre l’architetto, a sua volta, utilizza queste informazioni per progettare in modo consapevole e sostenibile. Insieme, possono garantire una gestione più completa e armoniosa del territorio. 

6. Quali tecnologie o strumenti sostengono o sosterranno l’integrazione tra archeologia preventiva e urbanistica?

 

MASSIMILIANO: Oggi, strumenti come i geoportali e i dati open hanno un ruolo fondamentale nell’integrazione tra archeologia preventiva e pianificazione territoriale.
L’intelligenza artificiale, utilizzata per il riconoscimento e l’analisi di immagini satellitari e aeree, migliora ulteriormente l’efficacia, identificando automaticamente potenziali siti archeologici e aree di rischio.
Questi strumenti rendono l’analisi del territorio più ampia, precisa e ricca di informazioni.  

Tra gli strumenti da utilizzare sul campo, un esempio è il georadar, che consente di mappare in profondità senza dover intervenire fisicamente sul terreno.
La tecnologia sta rendendo possibile un’integrazione più fluida, consentendo a tutti i professionisti coinvolti di lavorare con dati più completi e dettagliati.

 

IRENE: L’utilizzo di strumenti GIS e geoportali pubblici è cruciale per integrare l’archeologia preventiva con la pianificazione territoriale. Questi strumenti permettono di raccogliere e visualizzare i dati relativi a scavi, assistenze e siti archeologici, consentendo una gestione più consapevole del territorio. La possibilità di visualizzare e incrociare tutte queste informazioni permette di progettare in modo funzionale e meno invasivo, riducendo l’impatto delle opere e ottimizzando il processo di pianificazione.

Massimiliano Glarey - Architetto pianificatore

7. Quali consigli dareste ai giovani professionisti del mondo dell’urbanistica?

 

MASSIMILIANO: Il mio consiglio principale è di specializzarsi nell’utilizzo del GIS, strumento fondamentale per un pianificatore.  
Non è un settore facilmente definibile, ma ci sono molte opportunità per chi è disposto a esplorare: a differenza di altre figure professionali, il pianificatore è in grado di sovrapporre dati provenienti da fonti diverse, creando una sintesi che può rivelarsi estremamente utile per tutte le altre discipline.  
È anche importante essere aperti a lavorare in settori diversi e capire dove le proprie competenze possono avere il massimo impatto.

 

IRENE: Ai giovani professionisti consiglio di non limitarsi a immaginare di lavorare solo nel settore pubblico, ma di essere aperti a tutte le opportunità che si presentano 
Settore privato e nuovi ambiti emergenti possono offrire occasioni interessanti. È fondamentale avere una solida base di competenze e sfruttarle per crescere e adattarsi alle sfide del mondo del lavoro.

In conclusione, l’integrazione tra archeologia preventiva e pianificazione territoriale offre grandi opportunità per una gestione più sostenibile del nostro patrimonio e delle risorse. Tuttavia, la vera sfida è superare le resistenze tra le discipline e sviluppare un approccio comune che favorisca una collaborazione più efficace. 

Unendo le competenze storiche, archeologiche, ambientali e urbanistiche, potremo ottenere una pianificazione territoriale più consapevole e rispettosa del passato, garantendo un futuro più equilibrato per le comunità e l’ambiente. In questo modo, si costruirà un modello di sviluppo che preserva e valorizza il territorio per le generazioni future. 

Se vuoi capire come il nostro modo di integrare archeologia e pianificazione può supportare lo sviluppo dei tuoi progetti scrivici a segreteria@akhet.it o inviarci un messaggio alla nostra pagina Linkedin.  

Comments are closed.