Come sono cambiati gli strumenti dell’archeologia?

Sarà sicuramente capitato anche a voi come archeologi di sentirvi etichettare come “quelli che usano il pennellino”. 

Bhè sicuramente il pennellino è uno strumento ancora oggi presente nel kit dell’archeologo di cantiere, ma a noi personalmente capita di usarlo solo per lo scavo di sepolture… e nei casi in cui abbiamo la fortuna di fare uno scavo archeologico “comme il faut”, ovvero con i giusti tempi.

Una possibilità che purtroppo si presenta sempre più di rado nell’archeologia professionale di oggi. E visto che insieme all’archeologia sono cambiati anche gli “attrezzi del mestiere” e che l’inverno è il periodo in cui si riordinano i magazzini e si prepara la lista degli acquisti per il nuovo anno, abbiamo pensato di mettere a confronto i nostri “elenchi attrezzature” del passato con quelli di oggi.

COSA NON DEVE ASSOLUTAMENTE MANCARE NEL KIT DI UN ARCHEOLOGO

 

L’unico strumento ancora oggi indispensabile per un archeologo è senza dubbio la trowel. Che sia una tradizionale WHS, una Marshalltown o l’italianissima Battiferro, l’importante è che rispetti le seguenti caratteristiche:

 

  • la forma romboidale;
  • l’essere forgiata in un unico pezzo (cioè nessuna saldatura tra manico e lama);
  • la dimensione di 4 pollici (ca 10 cm);
  • il manico spesso e comodo (noi preferiamo il legno);

 

Se sulla dimensione vengono accettate trowel di misure diverse e il manico può essere anche in plastica, sulla forgiatura in un unico pezzo, non si discute. 

È un requisito indispensabile in quanto consente di utilizzare lo strumento in ogni situazione, anche quando serve applicare una discreta forza. 

La trowel tradizionalmente non si presta, non si scambia e si sostituisce solamente quando la lama risulta eccessivamente consumata, a meno di non riutilizzarla per scavare dei buchi di palo.

Di racconti e aneddoti sulle trowel ce ne sono moltissimi: pensate che qualcuno l’ha usata anche per tagliarci la torta nuziale!

 

Insomma, un vero e proprio status symbol che non può assolutamente mancare nel kit di un archeologo, ancora oggi.

GLI STRUMENTI PER LE FOTO

 

Un discorso a parte meritano gli strumenti per le foto, di cui abbiamo già parlato qui.

Se gessetti e lavagnetta in ardesia sono ancora i preferiti dagli archeologi freelance, per un’impresa noi consigliamo di investire in lavagne un po’ più professionali con lettere mobili. Vi assicuriamo che nelle pubblicazioni fanno la differenza.

 

In ogni caso una palina, una freccia per indicare il nord e una tradizionale bussola rimangono strumenti utili da avere in cantiere. 

Lasciamo invece a voi la scelta delle attrezzature, digitali o meno, per fare le foto, in molti casi ancora condizionate dalle richieste e dalle esigenze di archiviazione delle singole Soprintendenze. 

In generale le foto ad alta risoluzione possono essere utilizzate anche per successive mostre tematiche, sempre che il soggetto valga la pena, altrimenti si rischia di sovraccaricare inutilmente i nostri drive e i nostri server.

Palina geodetica e lavagnetta
Pallone aerostatico

LA REGISTRAZIONE DEI DATI DI SCAVO: SCHEDE, REPORT E DISEGNI.

 

Tavolette per disegnare, carta millimetrata, fogli di poliestere, puntine a tre punte, scalimetro, rotella metrica, filo a piombo.

Questi sono gli strumenti che avevamo tradizionalmente nell’elenco della nostra cassetta della grafica. 

Forse è proprio qui che l’archeologia ha subito più stravolgimenti. Il disegno manuale delle stratigrafie è stato sostituito sempre di più dal disegno in CAD e ora su GIS mentre gli strumenti per il rilievo sono diventati progressivamente più tecnologici. 

Negli ultimi anni siamo passati rapidamente dal rilievo manuale alla stazione totale, al laser scanner fino ad un uso diffuso del drone e della fotogrammetria, fino ad arrivare ai più recenti posizionamenti tramite GPS e GNSS. Una moltitudine di dati da gestire e elaborare che portano sia vantaggi che svantaggi; e proprio per questo devono essere scelti e utilizzati in base alle reali esigenze dei singoli cantieri di scavo archeologico.

LaserScanner

Anche le schede di unità stratigrafica (le US) per la raccolta dei dati di scavo, stanno sempre di più abbandonando la carta per essere sostituiti dai tablet. 

Si tratta di trasformazioni recenti, in molti casi ancora in divenire. Applicazioni e strumenti digitali che permettono l’inserimento dati direttamente in cantiere sono ancora oggi poco diffusi e derivano spesso da soluzioni customizzate create direttamente dalle singole imprese archeologiche per velocizzare i loro processi operativi interni. I tentativi di creare soluzioni software commerciali non beneficiano del ridotto numero di archeologi e, aggiungeremmo, della scarsa standardizzazione dell’approccio alla raccolta dei dati archeologici.  

Come in molti casi legati all’introduzione di nuove soluzioni tecnologiche ci sono ampi margini di miglioramento per evitare che la tecnologia complichi invece di semplificare i processi, ma indubbiamente l’uso di questi nuovi strumenti ha ampliato le vedute e le possibilità di registrazione dei dati anche in situazioni di emergenza, favorendo il successivo utilizzo delle informazioni.

GLI ATTREZZI PER LO SCAVO

 

Per tornare all’argomento iniziale, pennellini e piccoli strumenti oramai sono riservati solo agli scavi più delicati, in particolare allo scavo di necropoli. È sempre bene avere un set di strumenti di piccole dimensioni (noi preferiamo gli strumenti da dentista), uno o più opinel e qualche pennello. Anche se in molti casi si preferisce prelevare le tombe più complicate integralmente, mediante il recupero di pani di terra che verranno poi scavati in laboratorio, non è raro trovare una tomba isolata con corredo che merita di essere scavata con maggiore attenzione. E in questi casi è meglio essere preparati! 

In generale però, gli scavi archeologici oggi utilizzano sempre di più i mezzi meccanici di piccole ma anche di grandi dimensioni. Sono indispensabili per rispondere a esigenze di rapidità ma in alcuni casi anche di opportunità: alcune situazioni, in particolare i contesti preistorici di natura insediativa, si leggono meglio in estensione. Avere il coraggio di scegliere su quali livelli fermarsi e la capacità di far lavorare al proprio servizio un mezzo meccanico sono alcuni dei vantaggi di avere degli archeologi professionisti in cantiere. 

Non è sempre necessario evitare l’archeologia o far finta, nei casi peggiori, di non vederla; nella maggior parte dei casi è sufficiente affidare l’intervento a un’impresa specializzata che potrà proporre le soluzioni migliori da adottare in base alla tipologia di stratigrafie e di ritrovamenti. 

 

Proprio perché l’archeologo lavora sempre più spesso a stretto contatto con i mezzi meccanici, vi ricordiamo che è fondamentale avere sempre addosso un casco e un gilet catarifrangente di sicurezza. Tra l’altro su quest’ultimo è facile applicare il proprio logo, rendendo sempre più riconoscibile il ruolo dell’impresa archeologica all’interno dei cantieri. 

 

Ricordiamoci comunque che una buona pala e un piccone, con lame affilate, servono ancora oggi in cantiere, insieme a scope e scopette con setole non troppo morbide. Gli strati archeologici si scavano ancora in gran parte a mano e una buona pulizia delle superfici aiuta a capire meglio il contesto e a velocizzare le decisioni.

Stazione totale

PER CONCLUDERE 

 

L’evoluzione in archeologia in questi ultimi anni si riconosce anche nell’utilizzo sempre più diffuso di nuovi strumenti e soluzioni. 

Non si tratta solo dell’introduzione di tecnologie nuove, ma di un vero e proprio cambiamento di approccio al dato archeologico. E, infatti, se prima si esaltavano le peculiarità di ogni cantiere di scavo, oggi sono i punti in comune ad acquisire importanza, in quanto favoriscono il confronto e aiutano a cercare soluzioni operative già sperimentate con successo in situazioni simili. 

 

In Akhet l’attenzione ad una accurata informatizzazione del dato di scavo ha rappresentato da sempre un’esigenza ed è per questo che siamo stati tra i primi a investire nella Ricerca e nello Sviluppo di soluzioni che potessero supportarci e velocizzare il nostro approccio operativo. 

 

Nei nostri cantieri utilizziamo fin dal 2015 strumenti e soluzioni per l’acquisizione informatizzata dei dati di scavo in grado di facilitare le successive elaborazioni di back office,  nel rispetto delle richieste delle Soprintendenze. 

 

Molte delle nostre esperienze sono confluite nel nostro portale Wharp™, e stiamo pensando di rendere accessibili in maniera diffusa i nostri strumenti per l’informatizzazione dei dati degli scavi archeologici.

 

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