Secondo la tradizione l’archeologia si studia principalmente sui libri, tanti libri, preferibilmente in silenziose e fornitissime biblioteche che custodiscono gelosamente volumi, mappe storiche, quaderni di scavi e collezioni di reperti.
Eppure, per l’archeologo professionista, il tempo da dedicare allo studio dopo gli anni universitari si riduce drasticamente. Particolarmente nei periodi di massima attività sul campo, quando nel passare da un cantiere all’altro si concentra necessariamente nella scrittura del report dello scavo appena ultimato.
Relazioni molto spesso tecniche e descrittive che servono a chiudere l’iter procedurale, più che a interpretare approfonditamente quello che è stato rinvenuto.
LA RACCOLTA E PUBBLICAZIONE DEI DATI
La conseguenza di questo processo è che la fase di approfondimento e studio viene demandata ad una futura pubblicazione che però, per un archeologo di cantiere, avviene solo in rari casi, mentre molto più numerose sono le semplici news pubblicate annualmente sui Bollettini delle diverse Soprintendenze.
Una situazione complicata anche dal fatto che difficilmente il tempo dedicato alla pubblicazione viene retribuito, quasi rappresenti un “vezzo” dell’archeologo invece di essere considerata la parte fondamentale della ricerca; solo attraverso la pubblicazione, infatti, si può rendere disponibile il dato per futuri studi e confronti, poiché lo scavo archeologico il più delle volte cancella queste informazioni.
Quali sono le possibili soluzioni a questi problemi? Noi ve ne proponiamo due:
- tenere in considerazione i costi dello studio e pubblicazione dei dati quando quantifichiamo un intervento di scavo in qualità di archeologi progettisti;
- raccogliere le informazioni in scavo in modo che possano essere agevolmente digitalizzate.
Approfondiamo questo secondo aspetto.
LE OPPORTUNITÀ DELLA DIGITALIZZAZIONE DEI DATI
Il modo più rapido, oggi, di raccogliere e divulgare informazioni è online.
E negli ultimi anni i siti web e le piattaforme di archeologia che lo rendono possibile, pur tutelando il diritto d’autore e la proprietà dei dati, sono sempre più numerosi.
A partire dalla fornitissima Academia, nata per condividere pubblicazioni scientifiche per passare al progetto Fasti online, dove sono pubblicate brevi notizie degli scavi fino ad arrivare alle versioni digitali dei Bollettini delle varie Soprintendenze, l’accesso open ai dati è oggi sempre più agevole.
Per uscire però dalla dinamica del consulto bibliotecario e sfruttare l’immediatezza e i vantaggi del posizionamento su Google dei siti offerti dai sistemi GIS e soprattutto WEBGIS, bisogna guardare ai portali.
Negli ultimi decenni l’investimento nella digitalizzazione dei dati archeologici è stato consistente e gli esperimenti in questo ambito sono numerosi sia a livello italiano che europeo.
Concentrandoci sull’Italia proviamo a fornire una panoramica di alcune di queste soluzioni, consapevoli che rappresentano solo una parte per nulla esaustiva dei progetti che sono stati lanciati sul territorio.

RAPTOR
Partiamo dal Nord-Italia con Il progetto Raptor che nasce per
supportare in maniera semplice e facilmente accessibile l’attività di tutela dei funzionari archeologi della Soprintendenza.
Unisce quindi aspetti prettamente tecnici ad un archivio informativo in continuo aggiornamento, che viene implementato mediante l’acquisizione progressiva di archivi cartacei storici.
Nel contempo nuovi dati vengono inseriti direttamente dalle ditte archeologiche seguendo standard che mirano a creare una progressiva uniformità delle consegne post-scavo.
Il progetto Raptor si è sviluppato in questi anni sui territori della Lombardia, del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e in alcune province del Piemonte.

SITAR
Nel Lazio il Sitar è il portale realizzato per
rendere libera e accessibile la conoscenza archeologica di Roma
ed è pensato per supportare la ricerca scientifica e il lavoro di pianificazione territoriale mettendo al centro il valore strategico dei beni culturali, e, parallelamente, informare e coinvolgere la collettività.
Il webgis Sitar è o strumento di cartografia digitale che attraverso il suo portale web e la Digital Library fornisce l’accesso diretto alle ultime scoperte archeologiche della città e del territorio.

MAGOH DI MAPPA
Spostandoci in Toscana vediamo come dall’esperienza del MAPPA Project – il progetto dell’Università di Pisa che ha visto collaborare archeologi, geologi e matematici alla definizione di strumenti si calcolo predittivo applicabili al potenziale archeologico dell’area urbana di Pisa – si sia arrivati in questi ultimi anni a sviluppare il MAGOH di Mappa.
Questa nuova piattaforma nasce dalla collaborazione tra il MAPPALab e le Soprintendenze della Toscana settentrionale e ha l’obiettivo di digitalizzare e mettere a sistema le informazioni conservate nei diversi archivi cartacei.

GEOPORTALE NAZIONALE DELL’ARCHEOLOGIA
Da ultimo parliamo del GNA ovvero il Geoportale Nazionale dell’Archeologia, online da pochi mesi.
Realizzato dall’Istituto Centrale per l’Archeologia ha l’ambizione di creare
una carta archeologica dinamica del territorio italiano, facilmente implementabile e di libero accesso.
Raccoglie i risultati delle indagini archeologiche del territorio italiano, gli esiti dei progetti di ricerca svolti in concessione e i dati del Catalogo generale dei beni culturali (ICCD).
Con l’emanazione delle nuove linee guida per l’archeologia preventiva (DPCM 14 febbraio 2022) ha definito un template apposito in cui vengono inserite, direttamente dagli archeologi, le informazioni contenute nelle relazioni archeologiche (VPIA) in modo da essere acquisite agevolmente dal GNA.
Tra i suoi obiettivi c’è quello di integrarsi con i dati dei portali già esistenti e diventare il punto di ingresso dei dati relativi agli interventi di archeologia preventiva realizzati sul territorio italiano.

COSA HANNO IN COMUNE I PORTALI ARCHEOLOGICI?
L’elemento principale che accomuna tutti questi progetti è che sono pensati per valorizzare i dati archeologici.
Si tratta di carte archeologiche che possono raggiungere livelli di estremo dettaglio e approfondimento e che hanno il principale obiettivo di fornire informazioni di natura archeologica o, in alcuni casi, storico-architettonica.
Sono studiati per valorizzare il dettaglio archeologico, in alcuni casi ricercando un estremo livello di specificità e completezza, e per supportare la ricerca e la conservazione dei dati.
Con lo scopo di mettere insieme enormi quantità di dati si concentrano sul creare uniformità in modo che sia possibile confrontarli tra loro e, nel senso positivo del termine, standardizzarli.
Questa è un’enorme sfida dell’archeologia italiana dove la personalizzazione del metodo e l’interpretazione soggettiva sono ancora oggi solo parzialmente gestite dagli Enti di Tutela, complice anche l’elevata frammentarietà del mercato di riferimento.
In sostanza, quindi, tutti questi sistemi lavorano sulla presenza e non sul dato presunto.
Al momento attuale solo Raptor e il Mappa Project hanno creato livelli superiori di ricerca che consentono di definire il potenziale archeologico di un territorio.
Nel primo caso attraverso una collaborazione con la società Brianzacque che ha permesso di redigere la Carta del potenziale archeologico della provincia di Monza e Brianza (che abbiamo avuto il privilegio di sviluppare noi Akhet in collaborazione con la nostra società partner Archeosistemi s.c.a r.l sotto la direzione scientifica della Soprintendenza).
Nel secondo sviluppando un progetto multidisciplinare di analisi dell’areale urbano della città di Pisa.
In generale tutti questi progetti rappresentano ottimi strumenti di documentazione e conservazione dei dati ed è pregevole lo sviluppo e gli investimenti che sono stati fatti in questi anni per rendere questa enorme quantità di informazioni accessibile e utilizzabile liberamente.
Si tratta quindi di un enorme passo in avanti per il settore archeologico.
E adesso? Qual è la prossima sfida?
La messa a disposizione di dati open source è il presupposto fondamentale affinché si sviluppino progetti di utilizzo consapevole e valorizzante di questi dati. In particolare, perché la maggiore difficoltà è quella di comprenderli correttamente visto che sono dati pensati per archeologi o comunque per esperti del settore dei Beni Culturali o comunque dal lato puramente archeologico.
Devono quindi essere interpretati, analizzati e aggregati per rispondere a esigenze specifiche.
COME SI INSERISCE IL PORTALE WHARP™ IN QUESTO CONTESTO?
Wharp™ è stato realizzato in Akhet dal lato del committente, per andare cioè incontro alle esigenze delle società idriche e del teleriscaldamento ma in generale tutte quelle realtà che si trovano ad operare per lunghi periodi e in maniera continuativa su uno specifico territorio.
Wharp™ è pensato per valorizzare il dato negativo e per farlo utilizza le informazioni geomorfologiche, storiche, cartografiche e di diversa natura e le interseca con i dati archeologici.
Questi vengono analizzati principalmente per il valore che apportano all’interpretazione generale del paesaggio, alla comprensione delle dinamiche insediative del paesaggio (ndr il landscape) antico e all’identificazione di quello che era l’uso del suolo nelle diverse epoche.
È uno strumento ideato per essere semplice e intuitivo, che si allontana dalle complesse dinamiche archeologiche per arrivare a fornire solo le informazioni essenziali per l’utente, attraverso gradazioni di colore che derivano dall’elaborazione e interpretazione dei livelli attraverso cui il Ministero definisce i diversi livelli di potenziale archeologico nella loro versione più dettagliata.
Il dato viene fornito già interpretato e quantificato, in modo da offrire una rapida indicazione delle possibili criticità o, meglio, le aree in cui porre maggiore attenzione durante la fase di pianificazione e progettazione di un’opera, soprattutto se a scala territoriale.
Wharp™ offre una visione d’insieme immediata, comprensibile al di fuori dell’ambito specialistico e agli addetti del settore. Rappresenta la tela su cui disegnare il proprio progetto approfondendone progressivamente i dettagli.
In sintesi, Wharp™ mostra la soluzione e non soltanto il problema rendendo visibile, nel territorio di oggi, l’invisibile, ovvero quello che potrebbe essersi conservato del passato e che l’urbanizzazione degli ultimi decenni ha nascosto.
Favorisce così il confronto e supporta le decisioni con l’obiettivo di conciliare il rispetto del passato con uno sviluppo sostenibile del nostro futuro.
Il nostro progetto è in continuo sviluppo e crescerà anche grazie alla collaborazione degli archeologi sul campo.

Per saperne di più
Sito web: wharp.it
Contatti: commerciale@wharp.it
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