La Carta del Potenziale Archeologico come strumento nella pianificazione dei progetti infrastrutturali

In gran parte d’Europa, l’autorizzazione per progetti infrastrutturali e opere pubbliche passa attraverso un processo di valutazione dell’impatto, noto come Impact Assessment Process. Tra i vari aspetti, questo processo include l’Archaeological Impact Assessment, ovvero la valutazione dell’impatto di un’opera su depositi e strutture archeologiche.

In Italia, questa procedura prende il nome di Verifica Preventiva di Interesse Archeologico (VPIA), un passo fondamentale per garantire la protezione del patrimonio archeologico. I dettagli e le fasi della procedura VPIA sono stati recentemente chiariti dal DPCM del 14 febbraio 2022 e regolati dal Decreto Legislativo 36/2023, che nel Codice dei Contratti Pubblici, Allegato I.8, disciplina i passaggi necessari. 

 

Le fasi successive della procedura si attivano solo dopo che la Soprintendenza si è pronunciata sulla relazione di Verifica Preventiva di Interesse Archeologico (VPIA), un documento redatto da un archeologo qualificato, in possesso di un titolo superiore (dottorato o specializzazione) e iscritto nell’elenco ufficiale del Ministero presente qui. Abbiamo già discusso l’importanza strategica della relazione di VPIA nella fase di fattibilità tecnico-economica per le opere infrastrutturali a rete in questo articolo del blog.

 

Ma quali strumenti possono usare i contractor e i progettisti nelle fasi iniziali di un progetto o nella pianificazione pluriennale degli interventi?

 

In questa fase preliminare, è possibile avviare un dialogo anticipato con la Soprintendenza, noto come fase di scoping, per indirizzare al meglio le future fasi progettuali. 

 

Qui entra in gioco il ruolo dell’archeologo progettista o dell’impresa archeologica, un supporto che, pur non essendo vincolante, può risultare strategico. Grazie alla consulenza degli esperti in archeologia preventiva e predittiva infatti, si possono utilizzare strumenti come la Carta Archeologica a scala territoriale, rese sempre più accessibili dai portali digitali e dal Geoportale Nazionale dell’Archeologia (GNA), oppure la più moderna e innovativa arta del Potenziale Archeologico. Questi strumenti permettono di identificare criticità archeologiche già nelle prime fasi, facilitando il confronto con le autorità e ottimizzando la pianificazione dei lavori.

Il supporto di un’impresa archeologica in questa fase aiuta quindi a ridurre i rischi e a garantire una maggiore fluidità nel processo di approvazione.

DIFFERENZA TRA CARTA ARCHEOLOGICA E CARTA DEL POTENZIALE ARCHEOLOGICO

 

La carta archeologica è uno strumento dinamico e in costante aggiornamento, pensato per raccogliere e geolocalizzare dati archeologici e storici certi, derivanti da scavi e ricerche. Tuttavia, raramente include i cosiddetti “dati negativi”, ovvero ovvero le aree prive di ritrovamenti archeologici verificati durante le attività di assistenza archeologica. 

 

Ma come si presentano le carte archeologiche?

Proviamo a fare un esempio con la Valle d’Aosta, dove sono documentate circa 3.000 evidenze storiche e archeologiche che coprono una superficie intorno ai 19 km². Tuttavia, l’estensione totale della regione è di circa 3.262 km², il che significa che le informazioni archeologiche ricoprono meno dell’1% del territorio, ovvero circa lo 0,58%.

Nonostante il contesto montuoso, questo dimostra quanto siano limitate le conoscenze archeologiche rispetto all’intero territorio.

Mappa dei siti archeologici in Valle D'Aosta
Carta archeologica della Valle D’Aosta: la distribuzione di siti archeologici noti copre meno dell’1% del territorio.

La carta archeologica di un territorio è uno strumento tecnico fondamentale per studiare e comprendere le evoluzioni storiche e culturali di un’area nel corso dei secoli.

Funziona come un archivio visivo delle informazioni archeologiche raccolte nel tempo, spesso frammentarie e conservate nei testi scientifici o negli archivi delle Soprintendenze territoriali.

Essendo complessa e ricca di dati, la carta archeologica deve essere interpretata correttamente da tecnici esperti per evitare fraintendimenti o semplificazioni, data la natura a volte non immediatamente decifrabile delle informazioni.

 

Per supportare al meglio la fase preliminare della progettazione o la pianificazione territoriale, tuttavia, può essere più pratico utilizzare uno strumento di sintesi che fornisca una visione d’insieme e già parzialmente interpretata. In questo contesto, la Carta del Potenziale Archeologico (CPA) offre un approccio visivo simile alle carte geologiche o alle carte sull’uso del suolo. La CPA è pensata per aiutare a individuare le aree le aree dove esiste una possibilità maggiore di rinvenire depositi archeologici, fornendo una guida essenziale per i progettisti nella pianificazione di infrastrutture, riducendo il rischio di scoperte inattese durante i lavori.

 

La Carta del Potenziale Archeologico (CPA) è dunque uno strumento innovativo di conoscenza predittiva, che concilia le esigenze operative di chi progetta interventi e infrastrutture con la necessità di tutelare i beni culturali. 

 

La differenza principale tra la CPA e la carta archeologica risiede nel diverso grado di interpretazione e nella resa grafica.

La carta archeologica si limita a rappresentare i rinvenimenti noti, utilizzando simboli e geometrie per indicare singoli ritrovamenti o aree di interesse archeologico, che possono essere puntuali, lineari o areali, ma sempre legati a informazioni già acquisite.

La CPA, invece, va oltre: “interpreta” il territorio nel suo insieme, analizzando grandi quantità di dati non solo archeologici, ma anche geologici, ambientali e storici, per fornire una rappresentazione complessiva del contesto.

È una visione integrata del territorio, molto simile a una carta geologica, utile per prevedere le aree di potenziale interesse archeologico e facilitare così una pianificazione più informata e sicura.

Come si realizza una Carta del Potenziale Archeologico

 

La creazione di una Carta del Potenziale Archeologico (CPA) è un processo affascinante e complesso, che unisce diverse fonti di informazioni. Si parte dai dati geomorfologici, storici, catastali, fotografici e naturalmente archeologici, ma non ci si ferma qui.

La CPA tiene conto anche di quelle “assenze” (il cosiddetto dato negativo) che hanno alterato il territorio nel tempo, come le cave, le infrastrutture moderne e persino gli scavi archeologici estensivi che possono aver rimosso i depositi antichi.

Per arrivare a questo risultato, è necessario un lavoro di interpretazione molto accurato. Ogni scelta è ponderata e basata su criteri chiari, replicabili e applicabili a diversi contesti. Un aspetto cruciale è il “peso” che viene dato ai vari dati, ossia stabilire l’ordine di importanza tra i diversi elementi in quella specifica area.

Proprio per questo, la CPA è un prodotto che trae vantaggio dall’approccio multidisciplinare di un team di specialisti. Non basta solo l’esperienza archeologica: è necessaria una visione aperta a più discipline, per cogliere tutte le sfumature di un territorio e creare una mappa che non solo racconti la storia, ma che aiuti a pianificare il futuro, con uno sguardo attento alla tutela del patrimonio e alle esigenze dei progetti.

Il processo della Carta del Potenziale Archeologico come strumento nella pianificazione dei progetti infrastrutturali
Una sintesi grafica di alcuni dei processi che portano alla elaborazione di una carta del potenziale archeologico.

In Akhet abbiamo scelto di adottare, come parametri di riferimento per la redazione delle Carte del Potenziale Archeologico (CPA), la scala di valori definita nella Circolare n. 1 del 2016 DG-AR – Allegato 3, che stabilisce 10 differenti gradi di potenziale. 

 

Questa decisione metodologica riflette la nostra convinzione che la CPA debba rappresentare un’indagine preliminare, aggiuntiva e mai sostitutiva rispetto alla Verifica Preventiva di Interesse Archeologico (VPIA).

Il nostro obiettivo è fornire una serie di informazioni immediate che consentano una prima analisi del territorio, senza però arrivare direttamente alla definizione del rischio archeologico. Questo livello interpretativo richiede un’analisi più approfondita e dettagliata, strettamente legata alla tipologia specifica di opera o infrastruttura in progetto.

Proprio per questo, crediamo che ridurre il numero di gradi di potenziale, come previsto dalla Circolare n. 53/2022 della DGABAP, possa portare a una semplificazione eccessiva, creando un prodotto ibrido che non risponde pienamente alle esigenze di una fase preliminare di studio. Questo approccio semplificato può essere più adatto a un livello successivo di interpretazione, magari legato alle necessità specifiche del Cliente.

Carta del Potenziale: tavola
Tabella Circolare n.1 del 2016 DG-AR - Allegato 3

Come si utilizza una Carta del Potenziale Archeologico (CPA)?

 

La CPA, in breve, funziona come una carta geologica: offre una visione d’insieme immediata delle caratteristiche archeologiche di un territorio e del suo potenziale stato di conservazione.

 

Per una buona comprensione del territorio, riteniamo che la scala ideale da adottare sia almeno 1:10.000, così da essere compatibile con le Carte Tecniche Regionali. Tuttavia, in contesti urbani o altamente urbanizzati, potrebbe essere necessario utilizzare una risoluzione ancora maggiore. In questi casi, una CPA troppo ampia potrebbe risultare meno utile, soprattutto nelle città storiche, dove è fondamentale un livello di dettaglio più accurato. Qui diventa essenziale integrare anche i dati stratigrafici e le quote dei diversi livelli archeologici rispetto alla superficie attuale.

 

Quanto può essere accurata una CPA?

Dipende dalla quantità di dati disponibili per l’area in questione, e come avrete intuito, non si tratta solo di dati archeologici.

 

A chi serve la Carta del Potenziale Archeologico (CPA)?

 

La CPA è un documento strategico e flessibile, utile per diversi attori coinvolti nei progetti infrastrutturali. 

Naturalmente, viene subito in mente il suo utilizzo da parte delle Soprintendenze archeologiche, della Pubblica Amministrazione (soprattutto i Comuni), e dai progettisti e archeologi coinvolti in grandi infrastrutture su scala territoriale. 

Tuttavia, la CPA è particolarmente preziosa per realtà che operano regolarmente sullo stesso territorio, come le società di gestione dei Servizi Idrici Integrati, impegnate anche in progetti di manutenzione e sostituzione.

Quando automatizzata e costantemente aggiornata, come nel caso del nostro portale Wharp®, la CPA diventa uno strumento essenziale anche per quelle aziende che devono rapidamente valutare le criticità di un territorio. Pensiamo, ad esempio, a società che investono in energie rinnovabili su larga scala, in grandi lottizzazioni, o persino a realtà finanziarie come banche e assicurazioni, che garantiscono o supportano questi investimenti.

 

Questi stakeholder sono ben consapevoli dei rischi legati alla scoperta di un sito archeologico, che potrebbe rallentare o compromettere il successo di un progetto. Solo una gestione accurata della CPA nelle fasi progettuali può evitare che un ritrovamento si trasformi in un ostacolo burocratico, con conseguenti aumenti di costi e ritardi nelle tempistiche.

La Carta del Potenziale Archeologico come strumento nella pianificazione dei progetti infrastrutturali
La Carta del Potenziale Archeologico come strumento nella pianificazione dei progetti infrastrutturali

Perché automatizzare il processo di creazione della Carta del Potenziale Archeologico?

 

La realizzazione tradizionale di una Carta del Potenziale Archeologico (CPA) richiede un investimento iniziale considerevole, che si ripaga nel lungo termine. Questo la rende un’ottima scelta per le aziende che operano su uno specifico territorio in maniera diffusa su vasta scala territoriale, ma può risultare troppo costosa per realtà che intervengono più piccole. Il rischio è che, a causa del confronto tra costi e benefici, si scelga di rinunciare all’uso di questo strumento strategico, penalizzando la fase decisionale e progettuale.

Per superare questo ostacolo, abbiamo sviluppato Wharp®, il nostro portale dedicato alla generazione automatizzata e costantemente aggiornata di CPA. Senza entrare nel dettaglio del suo funzionamento (che sarà approfondito in un articolo dedicato del nostro blog), vogliamo qui intanto dirvi cosa ci ha spinti a creare questa soluzione innovativa.

 

Il livello di dettaglio di una Carta del Potenziale Archeologico (CPA) dipende dai dati disponibili, dall’urbanizzazione e dalla conformazione del territorio. 

In zone come quelle montane il dettaglio può essere molto preciso, mentre in aree urbanizzate o con paesaggi molto modificati, si possono creare zone con “potenziale 4”, cioè di interpretazione incerta.

Automatizzare la creazione della CPA permette di individuare subito le aree ad alto potenziale archeologico (livelli da 5 a 10) e quelle a basso o nullo potenziale (livelli da 0 a 3). Questo consente ai progettisti di applicare approcci standard.

Le aree di livello 4, più soggette a sorprese, richiedono maggior attenzione per ridurre l’incertezza: riconoscere queste criticità già all’inizio, nel confronto con la Soprintendenza Archeologica, è un grande vantaggio, poiché permette di pianificare al meglio i tempi e le verifiche necessarie, riducendo i rischi.

 

La Carta del Potenziale Archeologico (CPA) e la piattaforma automatizzata Wharp® possono aiutare progettisti e non solo nella gestione del rischio, migliorando la pianificazione di realizzazione delle infrastrutture.

 

 

Per scoprire di più, richiedi un appuntamento per una demo personalizzata oppure vieni a trovarci a SMAU Milano il 29 e 30 ottobre, dove saremo disponibili per approfondire insieme tutte le opportunità offerte da questo prezioso strumento.

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