PERCHÉ OTTENERE LA CERTIFICAZIONE SOA È UN’OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE ARCHEOLOGICHE
Chi è solito cimentarsi con il mondo delle gare d’appalto avrà ampia familiarità con la certificazione SOA, ma non è detto che chi lavora in ambito archeologico sia a conoscenza di tutti gli aspetti che permettono di aggiudicarsi un appalto per realizzare uno scavo.
In quest’articolo cerchiamo quindi di fornire alcuni spunti, senza voler entrare eccessivamente nei dettagli delle gare pubbliche e dei requisiti di attestazione che possono essere facilmente reperiti in rete.
Ci concentriamo sulle motivazioni e i requisiti dell’avere un’attestazione SOA per le imprese che operano in archeologia e sulle peculiarità nell’ambito dei Beni Culturali.
A CHI E A COSA SERVE IL CERTIFICATO SOA
Il certificato SOA (acronimo di Società Organismo di Attestazione) è necessario per le imprese che vogliono eseguire “lavori” in archeologia che, in estrema sintesi, coincide con l’esecuzione di scavi archeologici.
La sua richiesta è indispensabile per partecipare a gare d’appalto per l’esecuzione di lavori pubblici con importo a base d’asta superiore a € 150.000,00 poiché attesta, appunto, la capacità tecnica ed economica di un’impresa. Inoltre, i requisiti sono crescenti in base alla classifica che si vuole ottenere, dalla classifica I per lavori fino a € 258.000,00 fino alla classifica VIII per lavori oltre i 15 milioni di euro.
Nella fase di certificazione viene controllato che l’impresa e i suoi rappresentanti legali rispettino tutti i requisiti di affidabilità morale e professionale necessari a firmare contratti con le amministrazioni pubbliche.
A questo punto la domanda più comune è se la SOA sia necessaria anche nel caso di attività di sola assistenza in corso d’opera, e la risposta è: “Dipende”.
Principalmente dalla entità dei lavori da realizzare e dalle tempistiche di esecuzione richieste. Alcune di queste attività, quando inserite in un progetto più ampio o se richieste da alcune tipologie di Clienti che operano su scala territoriale, risultano infatti più adatte ad imprese strutturate che ai singoli professionisti.
CHI RILASCIA IL CERTIFICATO SOA?
Vi interessa un po’ di storia, vero? In fondo siamo sempre archeologi!
Il certificato SOA viene rilasciato da organismi di diritto privato costituiti nella forma di S.p.A. (Società per Azioni). Le SOA sono a loro volta autorizzate dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) sulla base del sistema di qualificazione delle imprese che è stato previsto per la prima volta dalla legge n. 109 dell’11 febbraio 1994 “Legge quadro in materia di lavori pubblici”, e dal regolamento attuativo DPR 34/2000, e attualmente ripreso e aggiornato nel D. Lgs 36/2023, efficace dal 1° luglio di quest’anno.
Con la creazione di questa nuova procedura di certificazione è stato di fatto sostituito ed abolito l’Albo Nazionale dei Costruttori, che era in vigore dal 1962. Ed è in questa occasione che avviene il definitivo distacco tra i lavori di “restauro di immobili sottoposti a tutela”, che rimangono all’interno del gruppo delle opere generali come “OG2”, e i lavori di “scavo archeologico”, inseriti per la prima volta tra le opere specializzate (categoria OS25), avvicinandoli quindi ad attività come il restauro di superfici decorate e di beni culturali (OS2).
La definizione di una categoria specialistica dedicata alla realizzazione di scavi archeologici rappresenta un momento di passaggio importante in quanto ha sollecitato la crescita strutturata di imprese archeologiche specializzate che, come potete vedere dalle date, sono ancora una realtà imprenditoriale piuttosto giovane in Italia.
LA CERTIFICAZIONE SOA NELL’AMBITO DEI BENI CULTURALI
Per normare una categoria specialistica servono regole di accesso distintive.
Definire questi elementi di specificità è stato uno dei compiti del MIBAC, con il supporto delle associazioni di categoria. Si tratta di un work in progress ancora in corso se pensate che il D.M. 244, che regolamenta la procedura per la creazione di elenchi di archeologi, è solo del 2019.
Per quanto riguarda il nuovo codice i requisiti di certificazione delle imprese che operano nel settore dei Beni Culturali (in cui rientrano anche le categorie OG2 e OS2A) sono ricordati nell’art. 133 del DLGS 36/2023 che rimanda all’allegato II.18, quest’ultimo in una forma transitoria in attesa dell’emanazione del regolamento attuativo da parte del MIT e del MIBAC.
Oltre ad avere un’adeguata Direzione Tecnica e i Certificati dei Lavori correttamente vidimati dalla Soprintendenza Archeologica (di cui abbiamo già parlato qui) è necessario per l’impresa archeologica che vuole richiedere la certificazione SOA:
- aver eseguito lavori di scavo archeologico per un importo non inferiore al 70% dell’importo della classifica desiderata (ad esempio per la I classifica pari ad € 180.600,00, per la II pari ad € 361.200,00, per la III classifica pari ad € 723.100,00 e così via). È possibile utilizzare lavori senza limite temporale se viene rispettato il principio della “continuità nell’esecuzione dei lavori” o l’invarianza del Direttore Tecnico (si veda art. 7, comma 2 dell’allegato II.18);
- avere un numero di archeologi non inferiore al 30% dell’organico complessivo (ai sensi del D.M. 244 del 20.05.2019) oppure aver sostenuto per il personale dipendente con qualifica di archeologo un costo complessivo pari al 30% della classifica richiesta e che tale costo sia stato sostenuto nel decennio antecedente alla data di stipula del contratto con la SOA.
Se il numero medio di lavoratori dipendenti occupati negli ultimi 10 anni dall’impresa è pari o inferiore a 5, è sufficiente la presenza di almeno un archeologo.
I lavoratori devono avere un rapporto di lavoro a tempo determinato o indeterminato con l’impresa.
Ultimo requisito è la dimostrazione di un’adeguata capacità economica e finanziaria che, nel caso di imprese certificate solo nelle categorie dei Beni Culturali, è attestata da idonee referenze bancarie.
In sintesi, viene premiata la specificità e l’esperienza dell’impresa che opera nei Beni Culturali, consentendole di valorizzare i lavori fin dall’inizio delle sue attività. Un elevato vantaggio se si considera che di solito la durata della validità dei certificati è limitato ad un periodo specifico intorno ai 10 anni.
QUANTO COSTA OTTENERE IL CERTIFICATO SOA?
Il costo del certificato SOA varia a seconda del numero di categorie e del livello della classifica richiesta, e prevede dei costi diretti e altri indiretti.
È prevista una verifica quinquennale e un rinnovo intermedio ogni tre anni.
Gli importi sono stabiliti in base ad una tariffa minima definita nel Codice Appalti e alcuni calcolatori si trovano facilmente in rete.
Il costo del certificato SOA e dei successivi rinnovi rappresenta un investimento importante per una micro-impresa in fase di crescita, ed è per questo motivo che è agevolato con uno sconto del 20% sulle tariffe per le imprese che richiedono la I e II categoria. Allo stesso modo le ditte che acquisiscono la III categoria, il doppio della II classifica, o le successive, capitalizzano l’investimento sul lungo periodo anche perché scelgono di strutturare la propria azienda di conseguenza sostenendo dei costi indiretti.
Il passaggio dalla II alla III classifica prevede, infatti, l’ottenimento della certificazione di Qualità ISO 9001:2015, che viene richiesta per attestare l’organizzazione dell’impresa.
Un investimento che crediamo debba essere valutato e allo stesso tempo valorizzato dal mercato, pur nel rispetto del principio del favor partecipazionis spesso citato negli appalti pubblici.
MA QUANTE SONO LE GARE IN OS25 IN ITALIA?
Purtroppo al momento non moltissime, soprattutto per importi maggiori di € 500.000,00.
Il motivo a nostro avviso è più d’uno. Proviamo ad elencarne solo tre:
- la scarsa capacità di programmazione e di progettazione degli interventi archeologici, complice anche il solo parziale riconoscimento del ruolo del “progettista archeologo” e la carenza di voci dedicate nei prezzari di molte Regioni;
- l’utilizzo di Appalti di Servizi o Appalti Quadro in particolare per attività di “assistenza in corso d’opera” che per loro stessa natura portano a “risolvere” le interferenze archeologiche senza programmarle e quantificarle in anticipo;
- la difficoltà interpretativa della norma sull’Archeologia Preventiva, oggi finalmente semplificata dalla definizione dei passaggi da attuare all’interno della procedura.
PER CONCLUDERE
La definizione di requisiti specifici per il settore dei Beni Culturali è stata fortemente voluta dal MIBAC per sostenere un settore specialistico che rappresenta una delle peculiarità e dei punti di forza dell’Italia. Un settore non sempre favorito da una programmazione adeguata ma in effetti anche dalla distanza rispetto a quelle che fino ad ora sono state le esigenze del mercato.
Ne consegue che il panorama delle ditte archeologiche è oggi ancora piuttosto frammentato e in divenire.
Sono però proprio gli strumenti normativi, quando usati correttamente, a darci la possibilità di valorizzare le nostre peculiarità portandoci a fare le giuste domande e a trovare le soluzioni migliori e più efficaci sul medio-lungo periodo per strutturare imprese sfruttando le opportunità del prossimo futuro.
Sta infatti a noi scegliere in quale direzione orientarci e definire i traguardi del futuro per la nostra professione.
Voi cosa ne pensate? Fateci sapere su Linkedin.
Comments are closed.



