L’accessibilità del museo

Quando si parla di accessibilità del patrimonio culturale siamo portati a pensare a tutte quelle barriere fisiche che impediscono la fruizione di un museo da parte dei visitatori. 

Questa visione del tema è ormai obsoleta e superficiale e deve essere integrata con una nuova visione di fruibilità dei luoghi della cultura che include i valori dell’accoglienza e dell’inclusività.

L’accessibilità ai musei deve essere concepita come un connubio di strumenti e pratiche volto a fornire un accesso ampio agli ambienti e ai contenuti dei musei e comporta grandi responsabilità da parte delle istituzioni museali.

LA NORMATIVA SULL’ACCESSIBILITÀ DEI MUSEI


L’art.27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948) recita: 

 

“Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.”

 

e indica chiaramente la cultura, l’ arte e la scienza quali beni necessari per condurre una vita di qualità.

 

La Convenzione di Faro (2005), ratificata dal Consiglio d’Europa ribadisce i concetti espressi dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo sottolineando il diritto di partecipazione di ogni individuo alla vita culturale e invitando a promuovere politiche per una partecipazione democratica all’eredità culturale.



Negli ultimi decenni il nostro ordinamento ha previsto numerosi decreti e leggi relativi all’accessibilità fisica ai musei, che sono culminati nelle Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale, pubblicate nel 2008 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e si è iniziato un processo normativo riferito a specifiche fasce di utenti (anziani, famiglie, disoccupati ad esempio) che tenti di rimuovere quegli ostacoli socio economici che impediscono gli accessi ai luoghi di cultura.


Si percepisce nelle teorie e nelle pratiche museali una generale tendenza al miglioramento delle azioni volte all’accessibilità e all’accoglienza con l’obiettivo di migliorare la relazione tra visitatore e museo.

QUALI OSTACOLI SI POSSONO TROVARE NEI MUSEI?

 

Barriere architettoniche


Sono quegli ostacoli fisici che impediscono l’accesso o lo spostamento all’interno dei musei per chi ha una limitata capacità motoria.


Sicuramente sono gli impedimenti più evidenti e più affrontati nei luoghi della cultura e tutti i musei si sono o si stanno adeguando alle nuove normative per l’abbattimento o il superamento di queste barriere.

Un esempio virtuoso in questo ambito è il progetto Pompei per Tutti del Parco Archeologico di Pompei che prevede un percorso di visita facilitato.

Barriere senso-percettive

 

Riguardano tutti quegli ostacoli che impediscono l’accesso e la comprensione dei contenuti del museo.

Molti musei italiani si sono messi in gioco circa il superamento delle barriere senso-percettive, ad esempio:

 

  •  Il progetto Uffizi da toccare delle Gallerie degli Uffizi di Firenze: percorso tattile per persone con disabilità visiva che offre l’opportunità di toccare in autonomia alcuni originali scultorei appartenenti alla collezione dei Medici.

  • Il progetto di arte terapia Due passi nei musei di Milano, frutto della partnership tra Intesa Sanpaolo e la Fondazione Manuli Onlus, dedicato ai malati di Alzheimer.

Barriere culturali

Sono considerate in misura minore rispetto ai precedenti ostacoli perché sono più variegate, più difficili da individuare e quindi maggiormente insidiose.


Sono tutte quelle barriere socio economiche che portano il visitatore a uno stato di disagio nei confronti del museo e dei suoi contenuti. I visitatori possono provare senso di inadeguatezza, timore di non comprendere i contenuti proposti o di trovare i luoghi della cultura troppo distanti dalla propria realtà.

A seguire alcuni esempi virtuosi per eliminare questo tipo di barriere in diversi contesti socioculturali:

 

  • L’iniziativa Il museo va in ospedale… a scuola, promossa dal Servizio Educativo del Museo Nazionale Romano e dedicata agli alunni della scuola primaria e secondaria del reparto di Oncoematologia dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

 

  • Il progetto Con lo sguardo oltre i confini: i musei campani tra bellezza e verità dedicato al superamento del disagio sociale e delle barriere culturali tra i giovani. Ha coinvolto il Centro per la Giustizia minorile della Campania, cinque istituti scolastici e tre musei del Polo Museale Campano nella realizzazione di un percorso di storytelling che creasse una nuova narrazione e dei nuovi legami tra i ragazzi, la società e i musei.

 

  • I progetti speciali “Io sono il benvenuto” e “Museo Egizio per Balun Mondial” e il percorso di formazione “Musei e migranti. Gli strumenti per l’incontro”, pongono il Museo Egizio di Torino come uno dei più avanzati nel tema dell’accoglienza ai visitatori stranieri e all’approccio ai migranti.

5 DOMANDE ALL’ESPERTO DI INCLUSIONE E ACCESSIBILITÀ

 

Abbiamo deciso di confrontarci su questi temi con un professionista esperto del settore: il dott. Franco Tartaglia, psicologo psicoterapeuta, esperto di inclusione e accessibilità per i luoghi della cultura e formatore presso Fondazione Paideia e Fondazione CRT nell’ambito museale.

 

  1. Quali sfide attendono il mondo della cultura per rendere il nostro patrimonio più accessibile? Siamo pronti per questi cambiamenti?


Sicuramente la più grande sfida per i musei e per tutti i luoghi della cultura è quella di superare o ridurre al minimo tutti quei processi che ostacolano l’accessibilità, che siano barriere architettoniche o relazionali. In questo senso è necessario lavorare sulle competenze relazionali degli operatori per creare un ambiente accogliente, facendo in modo che tutti coloro che lavorano all’interno di un’organizzazione culturale abbiano le capacità adeguate per gestire ogni tipologia di situazione, fino a quelle più critiche.


La percezione dello stato dell’arte rispetto all’accessibilità nei luoghi della cultura è che ci siano minori pregiudizi rispetto ad altri ambiti e troviamo spesso un atteggiamento generale positivo, un buon livello di sensibilità e di disponibilità nell’affrontare queste tematiche . 

 

  1. Quali sono i principali pregiudizi o problemi che incontrate/riscontrate nelle istituzioni museali, negli operatori culturali o nei fruitori dei servizi culturali?


Nonostante una situazione mediamente positiva riscontriamo nel nostro lavoro alcuni pregiudizi: uno su tutti il vedere le persone con disabilità come un limite allo svolgimento delle attività culturali più che un’opportunità di sperimentare nuovi approcci.


Un altro limite che osserviamo nel confronto con i musei è la tendenza ad adottare atteggiamenti pietistici o infantilizzanti nei confronti delle persone con disabilità.

 

  1. Come può un museo accogliere le persone con disabilità senza cadere nell’abilismo o nel pietismo?


Innanzitutto è necessario creare un ambiente che il più possibile consenta una visita in autonomia per qualunque tipo di pubblico attraverso le facilitazioni dal punto di vista architettonico e sensoriale.
Da anni ragioniamo sul concetto del Design for All, perché una progettazione che tenga conto dei bisogni dei più fragili sarà sicuramente una progettazione che risponde ai bisogni di tutta la popolazione.


L’ideale sarebbe mettere le persone nella condizione di fare una visita il più possibile in autonomia e in agio utilizzando strumenti e facilitatori che agevolino la visita.


È primario infine l’insieme delle azioni di sensibilizzazione e di formazione degli operatori volte allo sviluppo di competenze e di cultura.Questo lavoro di formazione e sensibilizzazione va realizzato a 360 gradi e a ogni livello della struttura museale: dalla direzione, agli operatori museali, fino alla prima accoglienza è necessario che tutti abbiamo lo stesso mindset e le competenze comunicative e relazionali tali da creare un’esperienza culturale accogliente e ampia.

  1. In che modo i musei possono provare a superare la barriera della diffidenza che spesso allontana i fruitori più fragili e rendere i propri spazi e contenuti accessibili a tutti?


Il superamento di questa barriera culturale è sicuramente molto trasversale e riguarda un po’ tutti i fruitori dei musei. Le azioni che la riguardano rientrano appieno nel concetto del Design for All e si possono riassumere in due tipologie di azione:

 

  • Le azioni che stanno a monte della visita.
    Le persone dovrebbero essere messe nelle condizioni di capire che cosa verrà offerto dal museo e cosa verrà proposto, anche fornendo delle anticipazioni o utilizzando lo strumento delle storie sociali, un semplice strumento utilizzato con le persone con autismo che permette di ricevere informazioni chiare, concise e accurate su quello che accadrà in una particolare situazione sociale e su quale può essere il comportamento corretto da adottare. Questa forma di anticipazione dell’esperienza è un esempio di un’azione “preventiva” che mette le persone più fragili in una condizione di maggiore sicurezza.
    È buona pratica affiancare a queste azioni la cura di una comunicazione efficace e accessibile, per esempio dotandosi di un sito aggiornato e fruibile.

 

  • Le azioni che riguardano il momento dell’esperienza della visita.
    Sarebbe un’ottima pratica che le persone fossero accolte o accompagnate lungo il percorso di visita da mediatori culturali formati che sappiano tradurre i contenuti delle opere.

 

 

  1. Quali sono le responsabilità sociali di chi opera nel settore culturale circa l’accessibilità e l’accoglienza ai luoghi della cultura per i pubblici più fragili?


È una responsabilità molto alta che i musei condividono con gli altri luoghi della cultura, quali scuole, biblioteche, teatri, eccetera.


Il settore culturale deve fare da apripista e deve diventare un modello a cui guardare.
I musei devono trascinare altri contesti nello sviluppare pratiche virtuose di accoglienza e inclusività.


Affinché il mondo della cultura riesca a farsi promotore di queste pratiche è necessario che si interroghi e abbia ben chiari i suoi valori fondanti tra cui l’accoglienza e l’accessibilità sono primari. 

 

Dopo aver chiarito quali sono i propri valori sarà poi necessario tradurli in prassi per poter influenzare positivamente gli altri settori.

 

Forti della grande responsabilità sociale, culturale ed economica i musei si dovranno mettere in gioco ri-progettandosi a partire dalle istanze e dalle necessità dei visitatori.


Il pubblico anziano, le scuole con i bambini, i visitatori stranieri, le persone con disabilità fisica e cognitiva, le donne in gravidanza o in allattamento: tutti hanno diritto a partecipare attivamente alla vita culturale del proprio territorio e le istituzioni museali devono considerarli come un’opportunità di mettersi in gioco e creare spazi di accoglienza, incontro e interazione, dove ogni visitatore possa sentirsi a casa.

 

Noi come Akhet sosteniamo la formazione dei nostri operatori museali nell’ottica dell’inclusività e promuoviamo un nuovo modello di museo accessibile attraverso il servizio di analisi Nektar, volto alla valorizzazione: attraverso lo studio degli spazi, dei contenuti, della comunicazione e delle proposte dei musei proponiamo soluzioni innovative per creare luoghi della cultura che siano sempre più accoglienti e ampi.

 

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