Perché e come creare un’impresa archeologica – Parte 2

COME FARE IMPRESA ARCHEOLOGICA?

 

Il mese scorso abbiamo inaugurato un filone di articoli dedicati all’impresa archeologica con l’intento di trasmettere perché e come diventare imprenditori e imprenditrici nel nostro settore. Dopo aver analizzato qui i principali motivi per cui sosteniamo questa “causa”, oggi vi raccontiamo quali sono -in base alla nostra esperienza- le strade da intraprendere e le qualità richieste per realizzare questo obiettivo in archeologia.

SPERIMENTAZIONE, SPECIALIZZAZIONE E ASCOLTO DEL MERCATO

 

Nei primi anni di attività ogni impresa ha il diritto e il dovere di sperimentare e di sperimentarsi. Soprattutto in ambito archeologico, dove il mercato offre molteplici opportunità, dallo scavo agli studi specialistici fino alla valorizzazione di musei e Beni culturali e alla didattica per le scuole.

Esplorare nuovi ambiti e territori di studio ci offre l’opportunità di entrare in contatto con molteplici contesti e problematiche che porteranno a sperimentare soluzioni e metodologie innovative, anche assumendo il rischio che ogni cambiamento comporta.

 

Attitudine, questa, imprescindibile per l’imprenditore e l’imprenditrice in archeologia, e credo utile anche al professionista.

 

Perché è fondamentale sperimentare dunque? E, in particolare, perché lo è nel nostro settore?

Perché in archeologia la natura stessa dei depositi e il loro impatto sulla conservazione dei resti può variare sensibilmente da un territorio all’altro; e le stesse tecniche nei diversi contesti possono essere adottate in modo analogo (come la modalità di rimozione con il mezzo meccanico dei livelli eruttivi del Vesuvio può essere applicata alle sequenze di frane protostoriche della piana di Aosta) o non funzionare affatto (come il sistema di allontanamento delle acque piovane dal bordo dello scavo imparato nel nord-Italia nel caso dei depositi del Veneto).

 

In virtù di questa estrema contestualizzazione, la strategia dell’impresa archeologica per evolvere dovrebbe a un certo punto focalizzarsi su uno specifico core business.

Il tempo porterà l’azienda a differenziarsi molto probabilmente in profondità, attraverso la creazione di nuovi prodotti e servizi, per rispondere alle esigenze e alle richieste del proprio territorio o target.

 

Ma rivolgersi a nuovi mercati sarà possibile per l’azienda unicamente se supportata dalla reputazione acquisita e dalla consapevolezza delle proprie competenze.

Solo così l’impresa è in grado di cogliere nuovi bisogni, siano essi espressi o “inconsapevoli”, ovvero quelli che ancora il cliente non si rende conto di avere, ma per esperienza l’impresa è in grado di intercettare.

Identificare le esigenze del target è quindi indispensabile per diventare un punto di riferimento in ambiti molto specifici; un aspetto che rende autorevole e riconoscibile il brand dell’impresa archeologica nel lungo periodo.

In ambito preventivo soprattutto, l’archeologia ha cominciato a rivolgersi solo negli ultimi anni ad una tipologia di cliente trasversale a molti settori produttivi, cliente di cui è necessario conoscere desideri, problematiche e potenziali errori, per studiare le soluzioni da offrire.

Tra i nuovi target dell’archeologia il teleriscaldamento e l’idrico sono tra i più rappresentati. 

Conoscere approfonditamente le caratteristiche, i Valori, i comportamenti del nostro cliente-tipo è fondamentale, infine, per poter avviare come impresa archeologica le necessarie attività di marketing, di comunicazione e di promozione. Perché sì, anche le imprese archeologiche hanno la necessità di farsi conoscere se vogliono darsi la possibilità di crescere.

SAPER LEGGERE LA NORMATIVA DEL SETTORE ARCHEOLOGICO

 

Conoscere le normative di settore è un aspetto indispensabile anche per l’impresa che lavora in ambito archeologico, sia che si rivolga al settore pubblico che a quello privato.

 

  • In ambito privato, l’impresa archeologica (forte delle competenze nell’interpretare le norme) fa da tramite tra le Soprintendenze e chi realizza l’opera, assumendo il duplice ruolo di consulente e di esecutore.
  • Nel settore pubblico, grazie ad una visione più chiara della direzione da prendere e delle scelte da fare, l’impresa archeologica può ottenere i requisiti e le certificazioni in tempi più brevi.

Ma non solo.

 

Sappiamo che per partecipare alle gare di appalto e realizzare scavi archeologici come impresa è indispensabile ottenere la certificazione SOA nella categoria di lavori OS25 – scavi archeologici.

 

E per farlo occorre prima di tutto individuare la figura che assuma il ruolo di Direttore Tecnico.

Per assumere il ruolo di Direttore tecnico di scavo occorrono requisiti e titoli di studio normati dalla legge.

Per assumere il ruolo di Direttore tecnico di scavo occorrono requisiti e titoli di studio normati dalla legge.

PERCHÉ ASSUMERE IL RUOLO DI DIRETTORE TECNICO DELL’IMPRESA ARCHEOLOGICA

 

La legislazione detta i requisiti e i titoli di studio necessari per l’assegnazione del ruolo di Direttore tecnico dell’impresa che effettua scavi archeologici.

Ed è questa figura ad essere indicata, insieme a quello dell’impresa che ha eseguito i lavori, sui certificati di corretta esecuzione che devono rigorosamente avere il visto della Soprintendenza Archeologica competente, oltre che del Committente.

Tutti gli archeologi in possesso dei titoli possono ottenere il certificato di corretta esecuzione? No.

Il lavoro svolto per molti anni da archeologo/a freelance per un’impresa edile generalista non attribuisce nessuna certificazione, che verrà invece rilasciata alla ditta che esegue i lavori (anche se è il professionista a dirigere integralmente gli scavi). Almeno per il momento è ancora così.

Ed ecco che a volte è bene, se si hanno i requisiti d’ingresso e l’opportunità, assumere in prima persona il ruolo di Direttore Tecnico, oppure, ancora meglio, investire per costituire una società con l’obiettivo di evolvere nel tempo: una cooperativa, una Srl anche unipersonale, una società di persone.

In questo modo si comincia a lavorare per ottenere commesse in subappalto, o comunque fare in modo che il nome della propria impresa figuri sui certificati di corretta esecuzione dei lavori rilasciati dai committenti.

Compresi quelli realizzati per i privati, anche in questo caso se vidimati dalla Soprintendenza.

 

Ottenuta la prima certificazione SOA finalmente si apre un più ampio ventaglio di possibilità e gradualmente l’impresa archeologica può iniziare a prendere parte al processo decisionale attraverso partecipazione in ATI (associazioni temporanee d’impresa) o come impresa indipendente.

 

Infine, è bene sapere che i requisiti pregressi si maturano anche come consulenti o se ci si propone nell’ambito dei servizi archeologici.

Anche in questo caso può essere necessario dimostrare qualifiche professionali, importi di fatturato ed elenchi di lavori pregressi. Tuttavia, a differenza di quello dei lavori di scavo, l’ambito dei servizi è al momento meno rigido in quanto a requisiti “d’ingresso”, ma essendo normato all’interno del codice degli appalti è secondo me destinato a diventare progressivamente sempre più strutturato.

 

E voi, avete mai valutato la possibilità di formare un’impresa archeologica?

Anche se in Italia può essere demotivante prendere questa decisione, non pensate che le opportunità per un Paese con il nostro patrimonio culturale siano maggiori?

 

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