UN ALTRO GIORNO IN TRINCEA
Arrivato. Che umidità c’è nell’aria dopo la pioggia di questa notte. E che profumo di terra bagnata.
Saluto il ruspista e ci organizziamo per capire cosa c’è da fare: nella mattina si scava e nel pomeriggio si chiude la trincea dove stanno posando i tubi a valle.
Mentre lui si mette in posizione, cammino lungo i due lati della trincea per controllare la stratigrafia che caratterizza questa zona, anche se in realtà sto cercando delle “anomalie”.
Ne approfitto per passeggiare anche lungo il mucchio di terra, per vedere se la pioggia ha portato in vista dei reperti archeologici, magari frammenti di bronzo o di selce, ché con l’umidità si vedono meglio.
Scatto anche qualche fotografia panoramica di inizio scavo e – perché no? – anche una della ruspa con il paesaggio coperto dalla nebbia mattutina sullo sfondo. Magari la metterò sulla copertina della relazione finale.
Adesso mi sento pronto. Poggio la mia roba al sicuro, riparata in un sacchetto di plastica perché sono certo che prima o poi ricomincerà a piovere. Metto in tasca la trowel, prendo la palina bianco rossa e una pala, e raggiungo la ruspa che intanto ha iniziato a mettere da parte lo strato di coltivo.
Parlo con il ruspista e gli dico in quanti livelli ho intenzione di procedere con lo scavo per controllare gli orizzonti che mi interessano. Gli chiedo anche di far sì che il piano resti ben pulito, raschiando con la benna liscia.
E poi si parte, la caccia alla storia ha inizio, sfogliando le campagne antiche una dopo l’altra, fino allo strato che identificherò come “sterile”.
Arretriamo, e poi si fa ripartire tutto il processo daccapo.

David Wicks al lavoro in cantiere
SOLE O PIOGGIA
Poco importa, io ho i vestiti adatti e lui è al riparo nella sua ruspa. E va bene così: lui fa quello che gli piace, e anche io.
Wow! Frena… e quello cos’è?
Primo coccio nella terra smossa sul fondo della trincea: nero e grezzo, piccolo e friabile. A me sembra proprio impasto!
Prima pulisco, partendo dalle vicine sezioni, e poi raschio via la terra smossa sul fondo con la pala, mandandola davanti a lui che può portarla via con la benna. Dietro, per fortuna, ho tenuto lo scavo abbastanza pulito.
Gli dico: “Ehi ruspista, vai avanti a togliere il coltivo.”
Accidenti, nessun indizio. Né dalla sezione né sul fondo, ma lui so che c’è. La stratigrafia è abbastanza omogenea, quindi è plausibile che derivi da un’attività agricola antica.
L’unica altra ceramica in giro è dell’invetriata moderna, quindi cosa ci fa qui questo frammento di impasto?
Mi guardo intorno cercando di immaginare la situazione antica: siamo in un’area piatta ma in lieve discesa; la terra è certamente fertile, a confermare che siamo in una zona agricola che conteneva il mio coccio.
Magari è scivolato giù, visto che siamo in salita.
Ok, andiamo avanti. Una rapida foto e attacco il sacchetto con un chiodo alla sezione, per ricordarmi la posizione esatta in cui l’ho trovato. Lo recupererò dopo aver fatto la documentazione.
Ecco che si vedono altri frammenti ceramici simili, ma sono comunque pochi. Raschio per bene lo strato sterile cercando qualche fossa obliterata dall’attività agricola. Più lascio pulito più è probabile che con l’umidità si riesca poi a vedere qualcosa, se c’è.
Pulisco la sezione sul lato a monte, quello che mi interessa di più. E ogni 50 metri devo ricordarmi di fare un CS (una colonna stratigrafica) per avere una documentazione adeguata, anche se negativa.
E si prosegue, ma finora sembra tutto normale. Quindi posso farmi una tazza di tè al volo.
Andiamo avanti. “Eccola… frena!”
Finalmente una fossa visibile sullo sterile. Raschio per bene attraverso la trincea con l’aiuto della benna liscia e eccola che appare: una traccia lineare, anche se si riconosce solo vagamente, con intorno poco carbone e nessun frammento di ceramica.
Controllo in un attimo le due sezioni nella zona della fossa. Da dove partiva il taglio? Sopra non ho visto nulla, quindi o è veramente antica o è stata rasata dalle attività agricole. Accidenti al sole, ora fa più caldo (e va bene), ma c’è ombra sulla sezione a monte e devo per forza aspettare per fare una foto.
Ok, andiamo avanti fino a pranzo e sistemiamo la documentazione nel pomeriggio, quando il sole girerà o torneranno le nuvole.

David Wicks – archeologo senior Akhet
WOW! UN’ALTRA FOSSA
Più piccola questa volta e ovale, con qualcosa di minuscolo dentro, ma di sicuro del concotto.
Ripetiamo i soliti processi e decidiamo di fermare lo scavo. “Grazie Antonio”. Va bene così per la mattina.
Lavorando, con il mio panino in mano, sistemo un po’ per scattare una foto; decido di fare tre CS nelle zone che mi interessano di più, e pulisco un’area più ampia per documentare sia le anomalie che la stratigrafia normale.
È evidente che anche questi dati negativi stanno cercando di dirmi qualcosa che al momento non riesco a capire. Adesso la documentazione fotografica è fatta e, con calma, posso iniziare a sezionare le mie due fosse. Nel frattempo, possono posare la tubazione; siamo già alla quota prevista e se poi è necessario possiamo sempre allargare un po’ la trincea se quello che abbiamo trovato si rivela importante (e lo spero).
Quindi nessun problema, al momento.
Le fosse sono poco profonde e non c’è dentro nessun materiale ceramico, ma solo frammenti di carbone e un poco di concotto. Fotografo le sezioni e documento il tutto. Finirò di scavare quello che manca alla fine del giorno, solo per vedere se esce qualcosa che si possa datare.
Siamo a 75 metri a Sud Est dal pozzetto 2B del progetto e a 50 metri dall’angolo Nord Ovest del campo.
Ottimo, nessuna tomba né strutture.
Domani proseguiamo verso la zona alta, sicuramente la più interessante e potenzialmente più rischiosa per la posa delle tubazioni.
Per oggi chiudo qua, vado a salutare Antonio e torno a casa.
Direttore scientifico | co-fondatore | archeologo senior
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