Il networking nell’ambito dell’archeologia è fondamentale per una serie di motivi che vanno oltre il semplice scambio di contatti.
In primo luogo, l’archeologia è un campo che si basa molto sulla collaborazione e il confronto tra i saperi. Spesso, le grandi scoperte o i progressi significativi nella ricerca sono il frutto di collaborazioni tra esperti che apportano prospettive diverse e competenze complementari. Il networking permette di stabilire queste connessioni e creare spazi di collaborazione, che possono portare a progetti di ricerca più ampi, innovativi e di successo.
In secondo luogo, il networking offre opportunità di apprendimento continuo. In un campo così vasto e multidisciplinare come l’archeologia, è importante rimanere aggiornati sulle ultime scoperte, metodologie e tecnologie. Partecipare a conferenze, workshop e incontri professionali consente di incontrare altri studiosi, condividere esperienze e conoscenze, e imparare da esperti del settore. Questo scambio di informazioni è essenziale per lo sviluppo professionale e l’eccellenza nella pratica archeologica.
Inoltre, il networking offre opportunità di sviluppo personale e professionale. Connettersi con altri professionisti dell’archeologia non solo offre l’opportunità di trovare lavoro o collaborazioni, ma può anche fornire supporto emotivo e motivazionale. Trovare un mentore o un gruppo di colleghi con cui condividere le sfide e le gioie del lavoro può essere estremamente gratificante e può contribuire al benessere professionale e alla crescita personale.
Infine, il networking è importante anche per la visibilità e il riconoscimento: essere attivi nella comunità archeologica contribuendo a pubblicazioni e progetti collaborativi, può aumentare la tua visibilità nel campo per sé stessi e per la propria impresa, e rafforzare la reputazione di entrambi come esperti nel tuo settore di specializzazione. Questo può portare a nuove opportunità di committenza e finanziamenti.

PERCHÉ IL NETWORKING PIACE MENO AGLI ITALIANI?
Quindi, il networking per noi è un elemento chiave per il successo e lo sviluppo professionale.
Eppure, nonostante il concetto di “fare rete” stia diventando sempre più rilevante negli ultimi anni anche in Italia, specialmente in ambito della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica, rispetto ad altri paesi potremmo dire che la pratica del networking potrebbe non essere altrettanto diffusa o consolidata.
Quali potrebbero essere i fattori di questa reticenza?
Una certa cultura della riservatezza e della discrezione, ad esempio, che in Italia potrebbe rendere alcune persone riluttanti a parlare di se stesse o del proprio lavoro: “promuoversi” allo scopo di poter sviluppare nuovi progetti interessanti o anche per un avanzamento di carriera è per gli italiani troppo spesso sinonimo di opportunismo. Ma non è così altrove, soprattutto in ambiti anglosassoni o americani, dove fare business è una questione soprattutto di relazioni interpersonali.
In Italia è altrettanto sottovalutato il potere delle connessioni che si possono creare grazie a social media come LinkedIn e altre piattaforme professionali online.
La rete, in questo caso, può rendere più accessibile e conveniente il networking, consentendo alle persone di connettersi e interagire facilmente con colleghi e professionisti in tutto il mondo.
Quello che vogliamo esortare a fare è uscire dalla logica tutta nostra per cui ciò che è personale non va confuso con il professionale. Anche perché tenere le due cose distinte è (anche scientificamente) inverosimile.
E infatti, molto prima che il concetto di “social network” assumesse l’attuale significato nel web, un folto gruppo di sociologi anglosassoni e americani negli anni ’50 già impiegavano tale termine per evidenziare il ruolo delle relazioni sociali nei processi economici.
Concetti come la “forza dei legami deboli” hanno avuto un impatto significativo nello studio delle interconnessioni che si estendono sia all’interno delle organizzazioni che nei mercati, sovrapponendosi alle strutture formali. In altre parole, è dimostrato che le istituzioni economiche non possono essere considerate isolate, ma piuttosto come parte integrante di una rete complessa di legami sociali che le influenzano e ne determinano la natura.
A questo punto ci chiediamo: quanto noi archeologi italiani riusciamo a cogliere l’opportunità di nuove connessioni per sviluppare la nostra professione? E se sì, quali sono i “luoghi” giusti del networking nel nostro settore?

ASSOCIAZIONI ARCHEOLOGICHE (E NON) IN CUI FARE RETE
Nel panorama italiano dell’associazionismo nel settore archeologico, e imprenditoriale in genere, emergono diverse realtà che svolgono un ruolo cruciale nello stimolare la collaborazione, la formazione e lo scambio di conoscenze tra le imprese.
Le associazioni di categoria, come Archeoimprese, la CIA (Confederazione Italiana Archeologi) e l’ANA (Associazione Nazionale Archeologi), rivestono un ruolo fondamentale nel fornire supporto specifico agli archeologi e alle imprese del settore, sia in termini di rappresentanza che di servizi formativi e consulenziali.
Parallelamente, associazioni trasversali come Confindustria e Legacoop offrono piattaforme più ampie per la connessione e lo sviluppo delle imprese, contribuendo così a promuovere la crescita economica e professionale nel contesto più strutturato dell’industria italiana.
Tuttavia, l’associazionismo va oltre la mera rappresentanza e si estende ai luoghi di incontro e scambio, come i tavoli e i gruppi di lavoro presenti durante le fiere e i convegni. Questi spazi non solo facilitano la condivisione di conoscenze e best practice, ma possono anche fungere da trampolino di lancio per collaborazioni e partnership future. Inoltre, le giornate studio, spesso organizzate dalle Università e dalle facoltà pertinenti, offrono un’opportunità preziosa per presentare le imprese agli studenti e per stimolare la formazione di nuovi talenti nel settore.

Un aspetto significativo dell’associazionismo è rappresentato dalle iniziative promosse dalle istituzioni pubbliche e dagli enti dedicati all’innovazione e allo sviluppo imprenditoriale. Le Camere di Commercio, insieme alle Regioni, e i Poli di Innovazione giocano un ruolo attivo nel favorire il networking e la collaborazione tra le imprese, creando così un ambiente favorevole alla crescita e alla competitività sul mercato.
Un esempio di Networking degno di nota è Gammadonna, un’organizzazione focalizzata sull’empowerment femminile nell’imprenditoria, che offre sostegno e occasioni di condivisione alle imprese gestite da donne e anche da giovani.
Infine, è importante evidenziare il ruolo dei consorzi e delle reti di imprese: queste forme di collaborazione non solo offrono supporto pratico e consulenza alle imprese emergenti, ma contribuiscono anche a creare un ambiente inclusivo e dinamico che favorisce la crescita e lo sviluppo di nuovi talenti nel mondo degli affari.
In conclusione, l’associazionismo e il networking organizzato, così come la partecipazione a convegni e tavoli di lavoro, rappresentano un pilastro fondamentale del tessuto economico e sociale italiano anche in ambito archeologico, fornendo alle imprese le risorse e le opportunità necessarie per prosperare e crescere in un ambiente competitivo e in continua evoluzione.
Ora tocca a voi: avete esperienze di associazionismo? Quali sono le opportunità di networking che avete colto nella vostra professione di archeologi? E se siete impresa, quali sono le connessioni con altri imprenditori del nostro settore che producono più occasioni di business?
Condividi le tue esperienze di networking nei commenti su LinkedIn!
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