Nel settore delle infrastrutture per le energie rinnovabili, l’archeologia preventiva rappresenta un elemento essenziale per garantire che la progettazione sia al tempo stesso efficiente e rispettosa del patrimonio storico.
Con l’aumento dei progetti per parchi eolici, fotovoltaici e delle reti di teleriscaldamento, emerge la necessità di un approccio che minimizzi i rischi archeologici sin dalle prime fasi di sviluppo.
L’archeologia è un elemento cruciale nelle semplificazioni introdotte per i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in cui la Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico (VPIA) è stata inserita come parte integrante della Verifica di Impatto Ambientale.
Questo articolo esplora come la VPIA e altri strumenti come la Carta del Potenziale Archeologico (CPA) possano supportare una progettazione sostenibile per le infrastrutture energetiche.
RISCHI DI RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI NEI PROGETTI DI ENERGIE RINNOVABILI
Ogni tipologia di impianto energetico comporta rischi di ritrovamento archeologico diversi, legati alla profondità e all’estensione dello scavo richiesto:
Parchi eolici
Gli scavi per le fondazioni delle turbine eoliche sono tra i più profondi, arrivando fino a 30 metri. Questa profondità, necessaria per garantire la stabilità delle turbine, aumenta il rischio di intercettare strati di terreno con depositi archeologici rilevanti.
Anche i lavori per cavi e accessi, sebbene poco profondi (1-2 metri), possono incontrare reperti in aree archeologicamente sensibili, specie se situate vicino a insediamenti storici o antiche vie di comunicazione.
Esempio di Buona Prassi: l’impianto eolico di Enel Green Power a Renaico in Cile
Durante la costruzione di un parco eolico nella regione di Renaico, in Cile, Enel Green Power ha scoperto importanti reperti archeologici appartenenti a popolazioni indigene locali, tra cui ceramiche e strumenti di pietra risalenti a epoche precolombiane.
In collaborazione con le autorità archeologiche cilene, Enel Green Power ha garantito che i reperti fossero catalogati e preservati, adottando un approccio di monitoraggio archeologico continuo per tutta la durata dei lavori.
Questo metodo ha permesso di coniugare il rispetto del patrimonio culturale con la prosecuzione del progetto senza ritardi significativi. Inoltre, l’azienda ha coinvolto la comunità locale, sensibilizzando gli abitanti sull’importanza di preservare il patrimonio culturale e promuovendo iniziative educative per valorizzare queste scoperte storiche.
Questo esempio dimostra l’importanza della collaborazione tra progettisti e autorità archeologiche nei progetti eolici, garantendo che le scoperte non interrompano il processo ma, anzi, contribuiscano alla valorizzazione del patrimonio culturale.
Impianti Fotovoltaici
Gli impianti fotovoltaici comportano scavi superficiali (0,5-2 metri) per l’installazione delle strutture di montaggio e dei cavi. Questo limita il rischio archeologico a reperti molto vicini alla superficie. Tuttavia, in aree storicamente rilevanti, anche scavi superficiali possono intercettare resti archeologici, soprattutto per la ramificazione di questi impianti e per la loro distribuzione su ampie superfici.
Esempio di Buona Prassi: l’impianto fotovoltaico di Enel Green Power in Campania
Durante i lavori per un impianto Enel Green Power a Cancello e Arnone (Caserta), è venuta alla luce una villa romana, grazie alla supervisione della Soprintendenza archeologica. La scoperta rivela due diverse fasi storiche: una di età repubblicana, con strutture in pietra, e una di età imperiale, caratterizzata da costruzioni in laterizio. Tra i ritrovamenti spiccano pavimenti antichi, ampie giare in terracotta per la conservazione degli alimenti, anfore e una lampada decorata.
Questo ritrovamento testimonia come le indagini archeologiche possano arricchire anche progetti di sviluppo moderno come i parchi fotovoltaici, che generalmente non richiedono scavi profondi. Anche in contesti di minore impatto sul suolo, come questi impianti, è infatti possibile imbattersi in testimonianze di epoche passate, permettendo la conservazione di frammenti preziosi della nostra storia.
La supervisione delle Soprintendenze svolge un ruolo cruciale nel garantire che le testimonianze del passato vengano preservate, senza compromettere il progresso.
Questo esempio di collaborazione tra pubblico e privato mostra come la tutela del patrimonio e il progresso possano coesistere, ampliando la nostra comprensione storica e mantenendo viva un’eredità culturale che arricchisce il presente e ispira il futuro.

Impianti di Teleriscaldamento
La rete di distribuzione del teleriscaldamento richiede tubature interrate a profondità variabile, spesso contenute per gli allacci (1-2 m); ma interventi di maggiore portata per le dorsali principali si arriva fino a oltre 3 metri di profondità. A ciò si aggiunge il fatto che spostare le tubazioni del teleriscaldamento è tecnicamente complicato.
In contesti urbani storici questa tipologia di intervento può risultare particolarmente invasiva in quanto rischia di intercettare situazioni di interesse archeologico e anche murature antiche che devono essere accuratamente documentate prima di poter essere rimosse anche parzialmente.
Pur non essendo scavi particolarmente invasivi, questi interventi possono raggiungere livelli superficiali che potrebbero contenere tracce storiche, specialmente in aree urbane antiche o vicino a siti di antichi insediamenti.
Come dimostrato durante la costruzione della rete di teleriscaldamento nella città di Aosta, che illustra perfettamente come l’archeologia preventiva sia lo strumento indispensabile per aggiungere consapevolezza e di conseguenza ridurre il rischio.
Abbiamo ampiamente parlato di come la nostra analisi dei dati archeologici conosciuti, validata dalla Soprintendenza, ha permesso a Telcha di definire i diversi livelli di rischio lungo il tracciato in progetto in questo articolo del blog.

L’importanza dell’Archeologia Preventiva: strumenti e approcci per ridurre i rischi
Per mitigare i rischi legati ai ritrovamenti archeologici, la procedura di Verifica Preventiva dell’Impatto Archeologico (VPIA) e la Carta del Potenziale Archeologico (CPA) sono strumenti fondamentali per i progetti di energie rinnovabili.
La CPA in particolare, una mappa predittiva basata su dati archeologici, geomorfologici e urbanistici, permette di identificare le aree con maggiore probabilità di restituire reperti, aiutando i progettisti a pianificare gli interventi ancora prima della redazione del progetto vero e proprio, in modo da ridurre al minimo le interferenze archeologiche.
L’approccio di valorizzare il “dato negativo” si inserisce qui come metodo strategico, consentendo di selezionare in anticipo i siti con minori probabilità di ritrovamenti.
Questo riduce i ritardi e i costi potenziali legati a scoperte inattese, specialmente nei progetti su vasta scala come i parchi eolici dove l’analisi si concentra sulle aree di installazione delle turbine, spesso soggette a scavi significativi, o le reti di teleriscaldamento in contesti urbani con un antico tessuto insediativo.
Un modello di sviluppo sostenibile
Concludendo, l’archeologia preventiva applicata ai progetti di energie rinnovabili, non è solo un requisito normativo, ma una risorsa per la progettazione consapevole.
La combinazione di VPIA, Carta del Potenziale Archeologico offre ai progettisti un quadro completo del territorio, facilitando una transizione energetica che rispetti l’integrità del nostro passato.
Questo approccio rappresenta un modello di sviluppo che guarda al futuro senza dimenticare le radici culturali, offrendo una strada per realizzare infrastrutture efficienti e rispettose del patrimonio storico del nostro Paese.
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