Ci sono progetti che nascono da un’esigenza concreta di lavoro sul campo e altri che prendono forma da una visione più ampia: WPlus tiene insieme entrambe le dimensioni.
Il progetto rappresenta un’evoluzione del percorso avviato con Wharp®, di cui abbiamo già ampiamente parlato nella nostra comunicazione.
Con WPlus abbiamo scelto di ampliare l’approccio iniziato in Wharp®, integrando nuove componenti di analisi, tra cui il rischio bellico, e rafforzando la dimensione multidisciplinare dello strumento.
WPlus è un progetto di ricerca finanziato nell’ambito dei programmi regionali dedicati a ricerca e innovazione, e nasce dalla collaborazione tra Akhet e InGeoLab, con l’obiettivo di sviluppare una metodologia applicabile e trasferibile nel mercato reale.
In questo contesto, la partnership con InGeoLab non è un semplice affiancamento tecnico, ma una parte strutturale del progetto. Perché quando si lavora su strumenti che devono supportare decisioni complesse, l’integrazione tra competenze diverse non è un valore accessorio, ma il presupposto per costruire qualcosa di solido.
Ne abbiamo parlato con Alberto Bethaz, fondatore e direttore tecnico di InGeoLab, e Coralie Vicari, ingegnere ambientale, per approfondire cosa significa investire in ricerca oggi, come si costruisce un lavoro di squadra tra realtà con linguaggi differenti e perché progetti come WPlus richiedono metodo, confronto e una visione condivisa.
Per chi non conosce InGeoLab, come descrivereste la vostra realtà e il vostro approccio ai progetti complessi?
Alberto: InGeoLab nasce circa dieci anni fa come società specializzata in indagini strutturali e geofisiche. Nel tempo si è evoluta in una realtà di ingegneria a tutto campo, ampliando progressivamente competenze, team e sedi. Oggi opera con sede principale in Valle d’Aosta, una seconda sede a Torino e una realtà collegata a Sion, in Svizzera.
L’azienda lavora a 360 gradi nel campo dell’ingegneria e della geologia. La multidisciplinarità interna rappresenta un elemento strutturale: consente di gestire commesse complesse in autonomia o di intervenire su specifiche componenti progettuali, in funzione delle esigenze del committente.
Quali competenze distintive portate all’interno del progetto WPlus e come si integrano con quelle di Akhet?
Coralie: Il contributo di InGeoLab si concentra sull’indagine del sottosuolo, sulla geofisica applicata e sulla modellazione del rischio. L’obiettivo di WPlus è costruire una mappa del potenziale bellico, stimando la probabilità di rinvenimento di ordigni inesplosi attraverso un approccio scientifico e predittivo.
Un elemento centrale è la gestione e l’analisi dei dati in ambiente GIS, in particolare tramite QGIS. Le competenze si integrano con quelle di Akhet, che apporta l’analisi storica e documentale: ricerca di fonti, immagini d’epoca, studio dei contesti bellici e ricostruzione dei luoghi di scontro.
Il GIS diventa il contenitore tecnologico comune in cui confluiscono dati storici, geologici e strumentali. Anche le tecnologie di indagine del sottosuolo utilizzate in ambito archeologico e ingegneristico presentano similitudini: questo facilita l’integrazione dei risultati e una loro interpretazione coerente.
WPlus si configura quindi come una piattaforma tecnologica che unisce competenze umanistiche e tecnico-scientifiche all’interno di un unico sistema.
Quanto è sfidante lavorare in un contesto così multidisciplinare?
Alberto: La multidisciplinarità è stata una delle motivazioni principali che hanno portato InGeoLab ad aderire al progetto. L’interesse risiede nella natura trasversale e attuale del tema.
Oggi l’applicazione è focalizzata sulle verifiche di bonifica in contesti storici, ma la visione è più ampia: sviluppare uno strumento con potenziali applicazioni future in ambiti differenti, mantenendo un forte orientamento tecnologico.

Cosa cambia quando discipline diverse iniziano davvero a dialogare?
Alberto: Nel settore dell’ingegneria, dell’architettura e della geologia, la figura del professionista isolato è sempre meno frequente. L’evoluzione normativa, tecnica e tecnologica richiede competenze integrate.
Non è possibile essere esperti in tutto, ma è fondamentale comprendere le logiche delle altre discipline e saper lavorare in sinergia. All’interno di InGeoLab, ogni professionista mantiene una specializzazione precisa, ma condivide una visione comune degli obiettivi progettuali.
Questo approccio consente di affrontare i progetti complessi in modo più strutturato ed efficace.
Perché aderire a un progetto di ricerca come WPlus è stato un investimento strategico?
Alberto: L’adesione a WPlus rientra in una scelta aziendale precisa: sviluppare un’area di Ricerca & Sviluppo strutturata. Il progetto rappresenta uno dei primi tasselli di un percorso orientato alla creazione di uno spin-off dedicato alla ricerca applicata.
Da marzo 2026 è stata attivata una collaborazione con il Politecnico di Torino attraverso una dottoranda, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente i filoni di ricerca interni. La strategia aziendale mira a consolidare una posizione nel mercato della ricerca ad alto livello, con applicazioni che spaziano dal rischio bellico ad altri ambiti tecnico-ambientali.
Per un’azienda che opera prevalentemente nel settore pubblico, l’investimento in R&D incide significativamente sulla reputazione, sulla capacità di essere selezionati per incarichi specialistici e sulla possibilità di proporre soluzioni innovative che altri operatori non offrono.
La ricerca comporta un investimento in termini di tempo e risorse e non garantisce risultati immediati, ma rappresenta una scelta di visione a medio-lungo termine.
Qual è la sfida tecnica o metodologica più interessante che state affrontando nel progetto?
Coralie: La sfida principale è l’integrazione di dati eterogenei: fonti storiche, dati geologici, analisi del suolo, elementi balistici relativi agli ordigni, informazioni morfologiche e documentazione tecnica.
L’obiettivo è far dialogare questi livelli informativi all’interno di un unico modello interpretativo. Parallelamente, è in corso l’individuazione di strumenti tecnologici adeguati, come l’impiego di sistemi avanzati di rilevamento (ad esempio droni con magnetometro), per migliorare l’efficacia delle indagini.

Come si costruisce concretamente un lavoro di squadra tra realtà con competenze differenti?
Alberto e Coralie: Il primo passo è la definizione chiara degli obiettivi. Senza una pianificazione strutturata, un progetto di ricerca rischia di frammentarsi.
Il lavoro si basa su confronto continuo, riunioni periodiche, utilizzo di un cloud condiviso creato ad hoc per la raccolta e l’organizzazione dei dati, e una costante interazione operativa tra i team. La pianificazione rappresenta un elemento fondamentale per garantire coerenza metodologica e risultati concreti.
In che modo strumenti come WPlus possono migliorare la pianificazione e la gestione del rischio nei prossimi anni?
Alberto: Strumenti come WPlus consentono di effettuare valutazioni preliminari in modo più rapido e mirato, ottimizzando le attività di verifica sul campo.
La possibilità di “discretizzare” il rischio permette di ridurre i campi d’azione, focalizzare risorse e tempi in modo più puntuale e superare un approccio estensivo e generalizzato. Questo si traduce in riduzione di tempi, costi e livelli di incertezza, migliorando complessivamente la qualità del processo decisionale.
Se doveste sintetizzare il valore di questa collaborazione?
Alberto e Coralie: In fondo, l’idea è semplice: l’unione fa la forza.
Ma non come formula retorica, piuttosto come completamento reciproco di competenze: discipline diverse che, lavorando insieme, permettono di costruire uno strumento più solido, più strutturato e più efficace rispetto a quanto ciascuna potrebbe fare singolarmente.
Guardando al percorso di WPlus, emerge con chiarezza un elemento: la ricerca non è un esercizio parallelo al lavoro quotidiano, ma una sua naturale estensione.
Mettere intorno allo stesso tavolo competenze diverse significa accettare complessità, confronto e tempi di costruzione più lunghi. Ma significa anche creare strumenti più consapevoli, capaci di rispondere a problemi reali con maggiore precisione e responsabilità.
WPlus nasce proprio da questo dialogo continuo tra approcci differenti: storico e tecnico, umanistico e ingegneristico, analitico e operativo. È un progetto che richiede metodo, visione e la disponibilità a uscire dal proprio perimetro disciplinare.
Forse è questo il vero valore della collaborazione: non solo unire competenze, ma costruire un linguaggio comune che permetta di leggere il territorio in modo più integrato e, di conseguenza, di prendere decisioni più informate.

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