La Signora d’Introd

Storia e indagini archeologiche

Nel corso delle indagini archeologiche preliminari ai lavori di ampliamento della scuola materna di Introd, avvenute nel 2011, è stata rinvenuta una straordinaria sepoltura del III-II millennio a.C: quella della Signora d’Introd.

Tale deposizione, dopo le operazioni di scavo e di documentazione in cantiere, è stata espiantata e sottoposta ad un’attenta analisi osteo-archeologica che ha permesso di definirne l’età, il sesso e le patologie riscontrabili a livello scheletrico: si trattava di una donna in età avanzata con un’altezza inferiore alla media dell’epoca. É stato inoltre possibile stabilire che la defunta soffriva di artrite a livello delle vertebre cervicali e lombari e che, durante il periodo infantile, aveva avuto delle carenze nutrizionali segnalate da piccoli solchi sui denti, marcatore tipico di carenze metaboliche.

Un po’ di storia

É sempre stato ipotizzato dagli studiosi che il territorio di Introd fosse popolato sin dall’antichità, ipotesi rafforzata dal ritrovamento nel 1917 di una necropoli eneolitica in località Champrotard (oggi inclusa nel Comune di Villeneuve) costituita da venticinque sepolture in tombe a cista (simili a quelle individuate a Saint-Nicolas, a Introd vicino alla chiesa, a Montjovet in frazione Fiusey e a Vollein a Quart, con i defunti deposti rannicchiati sul fianco sinistro e col capo rivolto a sud/sud-ovest).

Le indagini archeologiche

L’ampliamento dell’edificio scolastico di Introd, trovandosi in una zona di interesse archeologico tutelata, ha richiesto l’esecuzione di sondaggi archeologici preventivi per verificare che il terreno non presentasse elementi archeologici tali da pregiudicare l’esecuzione dei lavori. Dopo una serie di sopralluoghi e in seguito alla raccolta di tutte le informazioni storico-archeologiche relative ad acquisizioni pregresse, le operazioni di scavo sono iniziate il 28 giugno 2011.

L’area indagata si trova sulla piccola collina soleggiata del Plan-d’Introd, che domina la via di accesso alla Valle di Rhêmes e a Valsavarenche, vicino al castello e alle annesse strutture medievali, quindi è verosimile ipotizzare la presenza di attività antropica fin dall’antichità.

Dopo aver rimosso un livello agricolo e tracce di moderni vigneti, è stata individuata sotto depositi limo-sabbiosi rossastri una sepoltura, contenente uno scheletro praticamente integro.

Rannicchiato sul fianco destro, con tronco e bacino verso il basso, le braccia flesse, le mani davanti al viso, e le gambe leggermente piegate, il cranio a est rivolto verso nord-ovest. Questo stabilisce la certezza di una deposizione intenzionale e cultuale, nonostante non vi sia un corredo funerario.

I risultati delle analisi C14  (radiocarbonio) sullo scheletro, nel maggio 2012, hanno inquadrato la sepoltura in un periodo che va dal 2040 al 1770 a.C. circa, nel momento di transizione tra la fine dell’Età del Rame e l’inizio dell’Età del Bronzo antico (ben attestata nel sito di Saint-Martin-de-Corléans di Aosta).

Nell’area indagata non è stata individuata nessun’altra tomba, quindi sembrerebbe trattarsi di un’inumazione isolata, anche se potrebbe essere collegata a un abitato posto sotto altre più recenti strutture (come la chiesa).

L’indagine osteo-archeologica

Nel novembre 2011, nel laboratorio di restauro e gestione materiali archeologici della Soprintendenza della Valle d’Aosta, lo scheletro è stato sottoposto a un’analisi osteologica preliminare confermandone la quasi integrità (fatta eccezione per alcune piccole ossa, come le falangi delle mani) e il discreto stato di conservazione (a parte l’abrasione verso l’interno delle ossa, dovuta all’azione dell’acqua infiltrata nel tempo e i danni operati da piccole radici).

Le analisi del cranio e del bacino hanno permesso di stabilire il sesso femminile dell’inumato, mentre l’età senile (tra i 45 e i 60 anni, per l’epoca quasi una rarità) è stata stabilita osservando il grado di saldatura delle epifisi ossee e lo stato di sviluppo della sinfisi pubica.

Per valutare la statura della Signora d’Introd ci si è serviti di un metodo matematico, che prevede alcuni calcoli basati sulla lunghezza di femore, omero e radio, e si è stimata un’altezza di circa 1,50 mt (leggermente sotto la media dell’epoca che si aggira attorno ai 153,5 cm).

Dalle analisi è emerso che la donna non avesse gravi problemi di salute o deformazioni che potrebbero aver condizionato la sua vita, ma sono stati riscontrati alcuni segni di artrite (su due vertebre cervicali e una toracica), piccoli problemi legati alla consumazione e alla degenerazione delle cartilagini delle articolazioni e all’usura e alle infezioni della dentatura, e una carenza metabolica dovuta alla mancanza di ferro nell’alimentazione.

Galleria dello scavo

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