VPIA ovvero Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico: cosa intendiamo noi? PARTE II

Nel nostro precedente articolo abbiamo delineato con chiarezza gli elementi fondamentali che trasformano la relazione di Valutazione di Impatto Archeologico (VPIA) in un allegato progettuale strategico. Oggi, continuiamo il nostro percorso esaminando in dettaglio il capitolo sugli elementi storico-archeologici.

La contestualizzazione del territorio e la comprensione dei suoi sviluppi rimangono infatti essenziali per noi archeologi, ma è altrettanto importante procedere con un’analisi approfondita attraverso un sopralluogo sul campo, per arrivare alle conclusioni sulla determinazione del rischio archeologico. 

Ogni tassello di questa trattazione è cruciale per una comprensione completa del possibile impatto del progetto e per garantire che la VPIA diventi un valido strumento di supporto decisionale nella pianificazione territoriale.

Passiamo quindi ad analizzare quali, secondo noi, dovrebbero essere i contenuti dei capitoli centrali della relazione di VPIA.

GLI ELEMENTI STORICO-ARCHEOLOGICI

 

Nella relazione VPIA questo è sicuramente il capitolo che rientra maggiormente nelle nostre competenze di archeologi. Ricordiamoci però che siamo all’interno di una relazione tecnica, quindi è importante rispettare alcune regole di base che abbiamo già anticipato nel nostro precedente articolo.

 

Una premessa discorsiva che inquadri il territorio e i suoi sviluppi è gradita quando viene fatta in maniera contestualizzata e sintetica. 

 

Inutile parlare della romanizzazione della Valle d’Aosta se si sta facendo una relazione di VPIA in una vallata laterale. Meglio concentrarsi su un’evoluzione storica dalla preistoria al medioevo cercando di evidenziare i siti delle diverse epoche che hanno più attinenza con il contesto geografico analizzato.

 

Il dettaglio verrà fornito dalle singole schede di sito che, soprattutto quando derivano da portali tipo Raptor, hanno il pregio di fornire gli elementi utili alla ricerca in modo sintetico, soprattutto perché sono inserite in una cartografia GIS di facile acquisizione.

 

Quanto deve essere estesa la ricerca di siti sul territorio rispetto all’area da analizzare? 

Dipende dal contesto, dalla quantità e dalla natura dei siti archeologici disponibili e soprattutto dalla tipologia di opera da realizzare. In ambiente urbano potrebbe essere preferibile limitare l’area di analisi per entrare in un maggior dettaglio, mentre per grandi infrastrutture può essere necessario analizzare una porzione di territorio più ampio considerando l’impatto che tale opera e le attività di cantierizzazione avranno sul territorio.

 

In generale, comunque, in alcuni ambiti territoriali soprattutto nel Nord-Italia la quantità di dati archeologici conosciuti e utilizzabili non è quasi mai eccessiva. E quando vengono riportati in forma tabellare risulteranno di agevole consultazione. 

Consigliamo perciò di usare prima di tutto il buon senso.

 

In questo capitolo della VPIA andrebbe tenuta in considerazione ogni altra informazione utile alla successiva determinazione del rischio archeologico: elementi desunti da analisi cartografiche e studi toponomastici, analisi di antichi catasti e fonti documentali, schede di elementi architettonici e edifici storici anche più recenti, osservazione di foto aeree di diverse annualità.

 

Tutti questi elementi sono funzionali al processo di analisi generale, ma devono essere inseriti in maniera organizzata e soprattutto mirata.

 

Altrimenti se non sono utili, meglio evitarli indicando perché non sono stati presi in considerazione.

 

E l’accesso agli archivi della Soprintendenza? 

Nonostante gran parte dei dati archeologici sia oggi accessibile on-line o venga inviato direttamente dalle Soprintendenze a seguito di apposita richiesta, in molti casi vige ancora l’obbligo di effettuare l’accesso diretto agli archivi.

​​È fondamentale dunque informarsi in anticipo sulla procedura seguita da ogni singola Soprintendenza, perché a volte sono necessari tempi lunghi per avere l’autorizzazione all’accesso.

studio delle fonti VPIA Valle D'Aosta

IL SOPRALLUOGO

 

Lo abbiamo ricordato all’inizio del nostro articolo: il sopralluogo diretto sul campo è fondamentale. E per questo motivo va indicato nella relazione esattamente il giorno in cui è stato eseguito.

Nel capitolo della VPIA relativo al sopralluogo verranno indicati anche tutti gli elementi che abbiamo osservato: le condizioni di visibilità, il tipo di situazione riscontrata, la presenza di interventi recenti o di sottoservizi (specialmente se posati di recente), la vicinanza a edifici storici come chiese, cappelle, canali antichi e così via.

Noi troviamo gratificante presentare questa sezione in forma tabellare dividendolo per segmenti di tracciato soprattutto quando analizziamo delle opere a rete. Aggiungiamo poi le foto corrispondenti per facilitare l’analisi ed il collegamento con la parte relativa alle conclusioni e prescrizioni.

 

Quando si esegue il sopralluogo? Dopo aver fatto un esame preliminare del progetto e una prima valutazione archeologica a tavolino, in modo da avere già delle ipotesi/aree da verificare in maniera puntuale.

 

E le schede di ricognizione tradizionali? 

In questo caso dipende dalla tipologia di progetto:

  • per lavori di maggiore impatto, come ad esempio la realizzazione di infrastrutture viarie, l’attività andrebbe prevista e quotata adeguatamente al nostro Committente;
  • in una relazione di VPIA standard legata ad esempio alla posa di un’opera a rete idrica che interessa tratti su strada asfaltata, risulta meno funzionale. 

 

Detto questo, se durante il sopralluogo succede di identificare un campo arato di recente… non lasciatevelo sfuggire! Gli affioramenti di ceramica o altri tipi di materiali rappresentano informazioni preziose che permettono di integrare le conoscenze archeologiche di un territorio e di posizionare eventuali successive indagini.

LE CONCLUSIONI DELLA VPIA: LA DETERMINAZIONE DEL RISCHIO

 

Ed eccoci finalmente arrivati alla determinazione del rischio assoluto e del rischio relativo, ovvero al fulcro di tutto il nostro lavoro.

Se nei capitoli precedenti abbiamo inquadrato il contesto, in questa sezione esprimiamo la nostra opinione sull’impatto che avrà l’opera in progetto sui depositi archeologici.

Noi preferiamo riportare qui i parametri in base ai quali determinare il grado di rischio archeologico, più che altro per facilitare i progettisti che non sempre hanno a disposizione le diverse circolari emesse dal Mibac.

E ci concentriamo senz’altro sul rischio relativo, ovvero su quella che è la reale interferenza tra l’opera e i presunti depositi archeologici. La nostra descrizione del rischio è suddivisa per tratti di progetto e trova diretta corrispondenza con le tavole allegate alla relazione di VPIA.

 

Qui solitamente si conclude una relazione di Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico.

La domanda è: come archeologi progettisti, nel caso si riscontri un rischio archeologico, è giusto fermarsi a questo punto o dobbiamo fornire delle proposte di intervento, quantificando i relativi costi? Oppure dobbiamo lasciare questo compito alla Soprintendenza? A prescindere da ciò che è consuetudine fare

 

noi pensiamo che un archeologo orientato allo sviluppo infrastrutturale debba assumersi maggiori responsabilità e fornire elementi di natura progettuale ed economica al pari degli altri professionisti coinvolti.

 

La validazione finale rimarrà comunque in capo alla Soprintendenza, che potrà confermare o mitigare le valutazioni dell’archeologo progettista, ma crediamo che in questo modo l’archeologia acquisirà un ruolo sempre più pro-attivo e concreto nell’ambito della progettazione.

 

​​È sicuramente una grande sfida per il futuro​​, ma crediamo valga la pena tentare questa strada per far acquisire sempre più prestigio e autorevolezza ​​alla nostra professione di archeologi.

BIBLIOGRAFIA E LE TAVOLE ALLEGATE

 

Se è vero che la relazione di VPIA non è una tesi di laurea, è comunque un elaborato archeologico, ed è pertanto buona regola indicare le pubblicazioni da cui abbiamo attinto le nostre informazioni.

Questo vale anche per altre fonti come siti internet citati e/o relazioni inedite di altri archeologi o imprese archeologiche che abbiamo consultato negli archivi della Soprintendenza. 

L’archeologia, del resto, cos’è se non capacità di riconoscere “tracce” da informazioni seppur minime recuperate in condizioni disagiate? 

Siamo fermamente convinti che attribuire maggiore valore alla qualità rappresentata dagli articoli e dai lavori inediti, sarebbe estremamente vantaggioso per l’Italia. Tale approccio contribuirebbe significativamente ad accrescere il prestigio delle nostre imprese specializzate e dell’intera categoria professionale.

E, naturalmente, concludiamo presentando le tavole. 

La rappresentazione grafica e sintetica del processo utilizzato per valutare il rischio di interferenza archeologica in un progetto, risulta essere un elemento di primaria importanza. È infatti questo il materiale che sarà consultato con maggior frequenza. 

Le tavole devono essere chiare, concise e in scala adeguata, corredate da una legenda ben definita e presentate in un formato facilmente accessibile o convertibile. È fondamentale ricordare che il nostro obiettivo è fare in modo che il nostro lavoro sia riconosciuto e considerato non solo dalla Soprintendenza, ma anche da tutti i professionisti coinvolti nel progetto.

Il TEMPLATE GNA DELLA VPIA

 

Introdotto dal DPCM pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2022, il template rappresenta un modello applicativo GIS stand-alone preimpostato, ancora in fase di perfezionamento.

Da archeologi, ne comprendiamo il potenziale futuro e lo integriamo come parte degli output della nostra relazione di VPIA. Tuttavia, auspichiamo che non venga utilizzato come unico strumento, sostituendo un processo di analisi dettagliato che, come discusso in questi articoli, riteniamo fondamentale per una VPIA accurata (e ciò, in generale, vale anche per la creazione di carte del potenziale archeologico).

 

 

In questi due articoli del Blog abbiamo provato a riassumere la nostra esperienza e il metodo operativo che abbiamo sviluppato negli anni.

Ci sono altri capitoli e altri elementi che possono essere inseriti all’interno di una relazione di VPIA e ogni archeologo e archeologa può arricchirla e personalizzarla come ritiene, anche in base alla tipologia di opera in progetto. 

L’aspetto secondo noi fondamentale è ricordarsi che si tratta di una relazione tecnica che fa parte di un processo autorizzativo per la realizzazione di un’opera. 

Per garantire che la relazione di VPIA sia un efficace strumento per la tutela del territorio, è essenziale concentrarsi sulla capacità di sintesi, sulla chiarezza e sull’accurata rappresentazione dell’impatto reale dell’opera. 

Elementi fondamentali affinché questo documento sia davvero utile e contribuisca non solo alla tutela del patrimonio ma anche alla sostenibilità del progetto, mirando a ridurre gli sprechi inutili e a concentrare le risorse dove sono più utili e necessarie.

I rapidi sviluppi di questi ultimi anni stanno aprendo infinite possibilità anche nel campo dell’analisi archeologica predittiva e preventiva del territorio, e un esempio è la nostra piattaforma WHARP™

Questa prospettiva apre nuovi orizzonti sul ruolo dell’archeologo, che diventa parte attiva nella costruzione di un futuro sostenibile attraverso un maggiore coinvolgimento nella pianificazione intelligente e nella gestione del territorio.

 

 

E voi siete pronti come archeologi ad assumere questo nuovo e stimolante ruolo?

Come sempre, fateci sapere cosa ne pensate nei commenti a LinkedIn.

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